Cormac McCarthy – La strada

Ripesco da Anobii, questa pseudo-recensione che ho scritto qualche tempo fa, visto che Bnb ieri se lo voleva comprare alla Festa dell’Unità…

Bel libro. Grande ritmo, stile asciutto (a dir poco), atmosfera angosciante, sentimenti e tinte forti.
La cosa che mi ha colpito di più è come il buon Cormac è riuscito a rendere il senso di precarietà e di fragilità della situazione in cui si trovano a vivere (si fa per dire) i protagonisti. Per tutta la lettura del libro, finivo di leggere uno dei micro-capitoli di cui è composto il libro e pensavo: “Beh, fin qui tutto bene, ma non gliela possono fa’ “…

Finite le lodi, tuttavia, devo dire un po’ di cose.
Cormac ha fatto delle scelte che fanno molto letteratura “alta”, tipo non dire nulla della catastrofe, tipo il non dire nulla del mondo tranne lo stretto necessario per la vicenda dei protagonisti, tipo il preferire le dinamiche dei (facili) sentimenti al gusto del raccontare… Questo gli è valso il Pulitzer e buon per lui. Bravo.

Ma scrivere un libro, secondo me, è anche altro, è ricerca, è voglia di raccontare, è visione, è non lasciare loose ends…

Per tutta la lettura, mi tornavano in mente le sensazioni che tanto tempo fa avevo avuto mentre leggevo “L’ombra dello scorpione” (The stand) di Stephen King. A parità di ambientazione, quella non sarà letteratura, ma consumismo letterario… Però, quello è un grande libro.

“La strada” è solo un bel libro.

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