Ox Mountain (a.k.a. Colli Monte Bove)

Nei nostri giretti in moto con Bnb e Jedan, le strade del Lazio e dell’Abruzzo (e dell’Umbria e delle basse Marche e della bassa Toscana) le abbiamo ormai percorse tutte, più o meno. Dal 2008, usciamo in media una volta la mese e, a botte di 4-500 km, ci vuole poco a presidiare il territorio, come ben documentato da Jedan. Tanto che da tempo abbiamo cominciato ad avere la sensazione di andare sempre negli stessi posti.

ColliMonteBove
SS 5 Tiburtina Valeria – Tratto Colli di Monte Bove

Rimaneva però una notevole eccezione, non tanto perché era l’unica strada a non aver mai fatto (che poi non è neanche vero, come vedrete), ma perché non la volevamo fare (più) in modo molto, molto consapevole.

Flashback (immaginatevi il bianco e nero e noi più giovani)

E’ il marzo 2005. Io avevo appena preso il TDM 900, avevo la patente da meno di due anni, guidavo ancora da schifo (diciamolo), il blog ancora non esisteva e forse avevo qualche capello in più, ma niente di rilevante. Bnb mi propone di “uscire” con i suoi “amici del forum”, evocativamente chiamati i Suzukisti; io, che ho appena cambiato moto e ho avuto modo di valutare in un paio di uscite surreali l’inadeguatezza dei “Transalpisti Romani” (su cui forse toccherà scrivere un post per par condicio, ora che ci penso), gli dico: “Sì, perché no?”, e, tra me e me, “In fondo c’ho pure una moto che cammina adesso…” Appuntamento con comodo sulla Casilina, a Valmontone, che, intanto, è Roma Sud (che, come saprete, inizia oltre la A24) e già cominciamo male. Poi, in mezzo alla ventina e più di facinorosi, io e Bnb siamo gli unici con jeans e giubbotto, senza tute colorate e caschi coatti, per non parlare delle moto, tutte kittate, alleggerite, modificate e con quegli scarichi che, invece del certificato di omologazione, te li vendono direttamente con il mandato di cattura precompilato. Presentazioni di rito con i nomi da forum (“Ciao, sono Goblin…”, “Uforobot ce sta? No, ha detto che c’aveva la fia malata”, “Anvedi che marmitte, bella pe’ Frodo!”) e si parte…

Cioè, nemmeno il tempo di allacciarsi il casco e loro sono già spariti, nonostante il traffico da hinterland (sud)romano di cognati che portano i cognati al Brico, vecchi che vanno a prendere il vino dal contadino con le damigiane, scuolabus fuori orario, corriere fumiganti, ecc. Le strade (come te sbagli) fanno parecchio schifo e con grande fatica raggiungiamo il gruppo verso San Vito Romano dove si erano fermati: presumo per aspettarci, perché il contatto di Bnb lo prende da parte  gli spiega il giro della giornata, cosicché possiamo rimanere indietro tranquillamente. Per l’ego è una bella botta, ma almeno un po’ di stress se ne va via: nel senso che rimane, anzi aumenta, l’ansia da prestazione, ma va via l’angoscia da “Oddio mi sono perso”. Da San Vito Romano a Sambuci e sul ponte sull’Aniene quasi sulla Tiburtina, il gruppone colorato si riferma, stavolta seriamente. Dalla partenza avremmo fatto si e no una 30-ina di km ed è già il tempo di scendere dalle moto e levarsi il casco per fumarsi una bella sigaretta, telefonare alla fidanzata, farsi fare un altro po’ di complimenti per le marmitte nuove. Mezzoretta buona fermi a non fare nulla di motociclisticamente rilevante, nemmeno un bar nei paraggi, per dire. Il bar infatti è ad Arsoli, 15 assatanati km dopo, dove un caffè ci sta tutto, che nun te voi ferma’? .

Insomma, avete capito la dinamica: il suzukista corre come un assassino per 10-20 km e poi si ferma in un posto, indipendentemente dal fatto che il posto meriti o meno e sia dotato dei comfort di base del vivere civile, per tempi inspiegabilmente lunghi a non far nulla (sigarette, telefonate, motti di spirito). A fatica raggiungiamo Sgurgola Marsicana per la variante “Nuova” della Tiburtina e lì c’è un ristoratore connivente e avido che ci aspetta e ci accoglie. Mangiamo poco e male, ammorbati dal livello della conversazione, dispersi in una tavolata abnorme e rumorosa per almeno tre ore (almeno una delle quali passata a discutere con il suddetto ristoratore sul fatto che la sedicente tagliata di manzo a noi paresse di pollo…). Insomma, dopo questa esperienza molto più usurante di qualsiasi tragitto in moto, si riparte e, naturalmente, visto l’andazzo (sono quasi le quattro, siamo in giro dalle 10 di mattina e avremo fatto si e no 80 km) si decide di tornare verso Roma.

Link al giro dei Suzukisti 2005

Arrivati a Tagliacozzo per la stessa strada dell’andata, il gruppo svolta per la variante antica della Tiburtina che passa da Rocca Cerro e Colli Monte Bove, di cui all’epoca ignoravo persino l’esistenza. Fu un incubo. Loro andarono avanti come al solito, io mi trovai in questa stradella (che ricordo come) stretta, male asfaltata, cupa, disabitata, fredda e disseminata di merdoni di vacca. A questo si aggiunga che la tagliata di manzo pennuto stava passando alla cassa e un po’ per il freddo, un po’ per l’angoscia, mi veniva da vomitare a ogni curva. Mi sono fatto quei pochi chilometri come se stessi guidando una Graziella, a moto dritta e girando il manubrio ad ogni curva (chi non è motociclista penserà che è normale, ma, fidatevi, non lo è)… Poi, una volta arrivati a Carsoli, saluti, autostrada (mai tanto agognata) e giuramento a me stesso che:

  1. non sarei mai uscito con gruppi sconosciuti e potenzialmente assatanati; (Mantenuto, più o meno).

  2. mi sarei dovuto imparare a guidare seriamente la moto. (Fatto, con fatica)

Fine flashback (via i pantaloni a zampa d’elefante e i basettoni)
SS5 Colli Monte Bove (19.10.2013)
SS5 Colli Monte Bove (19.10.2013)

Tornando ai giorni nostri, già l’anno scorso, ci eravamo avventurati con Jedan su per Colli Monte Bove, ma avevamo trovato il ghiaccione alla prima curva e ce ne eravamo tornati indietro con le pive nel sacco. Poi, alla fine, sabato abbiamo fatto, volendola fare, quella maledetta variante della Tiburtina. Ovviamente, complici 7 anni di guida in più e una giornata e una compagnia completamente diversa, l’esperienza è stata interessante, divertente e a suo modo catartica. La strada è ancora stretta, mal tenuta e scacazzata, ma almeno non mi è tornata su la colazione, mi sono reso conto che ci sono non uno, ma ben due paesi lungo la strada e che quindi qualcuno ci abita pure. Ho avuto un incontro ravvicinato con il culone di un cavallo che pascolava beato dietro una curva e mi sono dovuto pure subire lo sguardo del pascolatore di cavalli con il colbacco come a dire: “Sei venuto fino quassù e ti stupisci perché rischi di entrare nel culo di un cavallo con la moto? Pensa io che sto qua tutto l’anno…” (Io ho ricambiato lo sguardo come a dire: “Pensa il povero cavallo…“)

Insomma, considerando che nel frattempo chiacchieravo pure con Bnb via radio, alla fine, non solo avevamo infranto l’ultimo taboo, ma la prestazione è stata anche abbastanza degna a guardare la telemetria.

 

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2 pensieri riguardo “Ox Mountain (a.k.a. Colli Monte Bove)”

  1. suzukista a chi? 🙂
    comunque sia finché io e Bnb non ci conoscemmo e tu non conoscessi poi me…per quella strana ma vera proprietà transitiva che governa amicizie, stime e simpatie 🙂
    Uno che i soldi per un pranzo spesso li mette in benzina per continuare a macinare km…

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