La clausola sociale dei call center

dilbert

Per motivi più o meno noti, seguo gli avvenimenti di quella meraviglia di ambiente che va sotto il nome di “mondo dei call center”.

All’inizio di quest’anno, è diventata legge la cosiddetta “clausola sociale“, che prevede, per come l’ho capita io, che, nel caso in cui un’azienda perda la gara relativa al rinnovo di una sua commessa, l’azienda vincente e subentrante si debba fare carico dei “livelli occupazionali precedenti”. Vale a dire che deve assumere tutti lavoratori dell’azienda perdente che altrimenti perderebbero il lavoro.

Se da un lato il mio animo sovietico (che in tema di call center vacilla sempre di più) capisce le intenzioni del legislatore che si trova a dover smazzare una vertenza-coi-controcazzi in meno, dall’altro, il mio animo razionale non capisce una marea di cose.

  1. Se l’azienda che perde ha il call center, per dire, a Ostuni e continuerà ad averlo per le altre commesse che (ancora) non ha perso, l’azienda che vince e che magari ha un call center a Campobasso, dovrà aprire un call center a Ostuni per ottemperare alla “clausola sociale”?
  2. Come si fa a fare un’offerta vagamente competitiva (per vincere la gara), tenendo conto del doversi accollare un’intero call center altrui, molto probabilmente bizzarramente dislocato?
  3. E, lasciando perdere i costi, come potrebbe essere competitiva sul piano della qualità l’offerta del subentrante che dovrà essere portata avanti da illustri sconosciuti, selezionati con criteri diversi dai propri, e anche, di nuovo, scomodamente dislocati?
  4. Infine, se rilevo torme di operatori in un’altra città, rilevo anche il sito? Una parte del sito? Devo pagarlo a parte? E l’infrastruttura tecnologica? E magari qualche altro dipendente necessario per far funzionare il baraccone?

Sono mesi che cerco risposte a queste domande, ma trovo solo (giustificata) propaganda sindacale (*), in cui si parla solo della bellezza del principio, ma non del come praticamente questo si potrà attuare. (Mi basterebbe anche sapere che è messo lì proprio per evitare che venga mai attuato, perpetuando l’esistente, anche se è brutto da dire). 

Mi rendo conto che nel tempo il lavoro del call center è diventato un lavoro vero, che mantiene famiglie, il cui reddito va in qualche modo salvaguardato. Ma mi sembra altresì evidente che l’effetto principale della “clausola sociale” sarà congelare la situazione attuale, perché il costo dell’accollo renderà sconsigliabile partecipare alle gare… Ci vedo molto comunismo, ma ben poco sol dell’avvenire. (Oltre – sia detto sottovoce – a sembrarmi un bel po’ anticostituzionale).

O sbaglio io? Se sì, dove?

(*) C’è anche questo post su Il Fatto che si pone domande simili alle mie, ma nessuno se lo fila

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