I miei due cent su pirateria e affini

La settimana scorsa quando io ero in ferie e quindi lontano dal blog, c’è stata la mobilitazione della blogosfera italiana contro le norme che avrebbero investito l’AGCom (chi era costei?) del diritto di fare il bello e il cattivo tempo in sede puramente amministrativa, quindi senza processo, riguardo a siti e blog in odore di violare il diritto d’autore. Poi la faccenda è andata un po’ avanti, ma neanche tanto.

Dare questo tipo di poteri da extraordinary rendition all’AGCom (che non è un’autority, in quanto frequentata da vecchioni che poco sanno e molto sentenziano, né tantomeno garante di alcunché in quanto emanazione diretta e succube di un potere politico televisionaro) è davvero preoccupante e desolante, non tanto per la cosa in sé, quanto per la discrezionalità potenzialmente antidemocratica che la negazione di un regolare processo darebbe a quest’organo tutt’altro che indipendente.

A seguito della mobilitazione della rete, nei giorni scorsi, la SIAE altra accolita di babbioni, ha pagato delle pagine sui quotidiani (a proposito di comunicazione efficace…) per fare dieci domande ai contestatori (*), il cui livello era più o meno “se ritieni corretto pagare l’idraulico per un servizio perché non devi pagare pure (noi della SIAE e gli eredi di) Mino Reitano?“. A queste dieci domande ha risposto bene Mantellini e altri, specificando correttamente nelle prime due o tre risposte che, per una volta, il punto delle polemiche e della mobilitazione non era la (eccessiva e) corporativa tutela del diritto d’autore, ma un vero e proprio attacco ad un diritto democratico (quello al processo a fronte di una contestata violazione) e di una scarsa credibilità dell’Ente preposto all’erogazione di questa sanzione sommaria.

Un’ultima notizia sul tema è l’apertura di procedimenti a carico di Fastweb e di NGI (due Internet Service Provider) per non aver prontamente inibito ai loro utenti l’accesso al sito btjunkie.org (scambio di torrent) a fronte di un fax (sic) in tal senso della procura.

Ora, finché si compreranno pagine sui giornali, si faranno giudici della rete i televisionari e si manderanno ingiunzioni tramite fax, non credo che il dibattito potrà progredire più di tanto, ma sul diritto d’autore che va difeso e tutelato come molti diritti, vorrei dire la mia molto rapidamente.

Di base, c’è il fatto innegabile che, mentre nessuno può duplicare il lavoro di un idraulico sul tuo sciacquone di casa, tutti, anche i più monchi, possono duplicare una canzone, un film e altre manifestazioni artistiche. E’ il progresso e non ci si può fare molto, a parte rimpiangere i tempi dei lampioni a gas e dei tram a cavalli che davano lavoro a tante persone che oggi si trovano fuori mercato.

Questa situazione di fatto ha portato le persone a porsi qualche domanda in più rispetto all’acquisto o meno di un prodotto artistico. Visto che non sono obbligato, vale o non vale la pena spendere soldi per acquistarlo? La soglia della “qualità” e del “valore” si è alzata più o meno consapevolmente in tutti: tutti ascoltano molte più cose di prima (e questo potrebbe non essere un male), ma comprano solo quello che vale veramente la pena.

Ma non è solo una questione di prezzo. Quello che a me piace della musica in mp3 non è il fatto che sia gratis (sarei anche disposto a pagare una canzone un certo prezzo), ma il fatto che:

  1. non pesa e non mi ingombra casa;
  2. posso fruirla su qualsiasi oggetto (PC, stereo, tablet, lettore, telefono) senza problemi;
  3. posso condividerla comodamente con altri.

Se ci fate caso queste tre caratteristiche, non hanno a che fare direttamente con il prodotto artistico, ma vanno a risolvere questioni che venivano risolte ugualmente prima, solo con uno sbattimento esponenzialmente maggiore. La vera rivoluzione è l’aver rimosso questi  ostacoli fisici alla diffusione: la questione non è artistica, ma è tecnica. Il resto lo decide il mercato. A questo proposito, da un lato è ammirevole al “mediazione” che ha imposto Apple con I-Tunes e I-Pod vari, dall’altro, poiché lascia comunque delle rigidità notevoli, da sempre preferisco evitare come la peste tutto quello che ha un amela sopra.

Sempre il mercato decide chi vale e chi no. Come un regista non campa con l’Home Video, un musicista non ha solo i “dischi” per fare soldi. Può anche fare concerti. Se le Indigo Girls venissero in Italia a suonare, io andrei a vederle a qualsiasi prezzo e, si badi, non tanto per sentire della musica, che ascolto molto meglio nelle mie cuffiette, ma perché sono loro (non la SIAE), perché ne rispetto il lavoro e lo sforzo artistico e voglio testimoniarglielo con la mia presenza e con i soldi del mio biglietto. In tutto questo, soprattutto in un mondo in cui si comunica e si vengono a sapere le cose con semplicità e in quantità molto maggiori che in passato, annulla la funzione degli intermediari tipo la SIAE.

E comunque, le chiacchiere stanno a zero, come dice Mantellini,

Per ora abbiamo ebook che costano come la versione cartacea e che non possono prestati nemmeno a nostra zia. Ma siamo fiduciosi, stiamo aspettando.

Per esempio che scoprano che cos’è un ebook.

(*) Le dieci domande della SIAE sono qui (scusateli, evidentemente non gli andava di pagare i diritti all’inventore del punto a capo).

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