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Beh, quanno ce vo’ ce vo’. Invettive, acidate, cattiverie e incazzature.

Velo OK – Post di lotta e di governo

Pare che finalmente la “fase di sperimentazione“, alquanto scalcagnata se mi è consentito, dei Velo OK del IV Municipio sia finita e che forse, già da questa settimana, una colonnina delle circa 40 sparse in modo surreale per Talenti sarà riempita con un autovelox.

Per quello che vale, la situazione a Viale Jonio non è cambiata e a Via della Bufalotta dove sono passato ieri sera, le migliaia di colonnine che hanno installato sono sempre finte e vuote, anche se in uno stato di forma migliore dell’ultima volta.

Premesso che a questo cambio di passo ci credo poco (ma non vorrei essere tragicamente smentito da una bella raccomandata), vorrei sollevare un po’ di questioni.

La colonnina serve ad aumentare la sicurezza stradale… Bene, la colonnina è (stata) finta, lo sanno tutti: ormai solo i forestieri ci inchiodano davanti, con buona pace della sicurezza stradale dei residenti. Anche ammesso che inizino a fioccare le multe, il circolo virtuoso che ci trasformerà tutti da pirati della strada a ultrasettantenni norvegesi col cappello in testa ci metterà un po’ a ripartire: il tempo della notifica, il tempo che si sparga la voce, il tempo che il singolo autovelox si faccia il giro di tutta Talenti come una madonna pellegrina… Insomma, tanto valeva saltare la fase di sperimentazione a pié pari: ci si faceva una figura migliore e io mi evitavo un po’ di post (cliccatissimi, peraltro).

La colonnina (vuota) è esposta al vandalismo di alcuni scalmanati che vogliono continuare a vivere nell’illegalità e nel far west automobilistico, tanto da dover essere sorvegliata da telecamere di prossima installazione… A parte che si presume che la colonnina “piena” sia una preda ben più ambita (e sensata) per i raid devastatòri dei suddetti vandali, facciamo due conti:

  • 42 colonnine (è già qua vien da ridere),
  • 1 solo autovelox (qui si sghignazza) e
  • 42 telecamere (lacrime agli occhi e convulsioni).

Quindi, praticamente, metto 42 colonnine di plastica che hanno un costo (si presume) marginale, compro un solo autovelox per risparmiare, contando sull’effetto deterrente delle colonnine-tutte-vuote-meno-una, però, alla fine, devo mettere 42 telecamere, una per colonnina, per evitare che vengano vandalizzate – ora anche con il prezioso autovelox dentro – e magari anche qualcuno che se le guarda le riprese di ‘ste telecamere. Un affare, davvero… Ma la sicurezza non ha prezzo.

Posso ancora capire che pare brutto per un’Amministrazione darla vinta ai vandali, però, mi sembra una operazione fallimentare al limite del fantozziano. Forse lo era già dal principio e si potevano spendere quei soldi per riasfaltare qualche strada bombardata di Talenti, ma a me sembra che la “fase di sperimentazione” abbia certificato l’impossibilità del tutto al di là di ogni ragionevole dubbio… Gli esperimenti, per definizione, possono andar ben e possono andar male: questo è andato male e ha già coperto abbastanza di ridicolo l’Amministrazione, basterebbe riconoscerlo e lasciar perdere senza troppo clamore.

Ora, però, vorrei condividere con voi qualche pulce nell’orecchio che inizia a ronzare tutte le volte che leggo in giro gli annunci dell’Amministrazione su questa iniziativa. Ripetono come un mantra che…

… Nonostante le vandalizzazioni e in generale il cattivo stato delle colonnine stesse, tutta l’operazione, compresi i ripristini “già messi in conto all’inizio” e l’autovelox solitario, è costata all’Amministrazione del IV Municipio solo 25 mila euro. E’ tanto? E’ poco? Non lo so, ma chi le paga le telecamere? E i guardatori di telecamere? Ha comunque un senso spendere dei soldi così, tanti o pochi che siano? E’ evidente che il ripetere “solo 25 mila euro” non è (solo) fornire un dato di fatto, ma è molto probabilmente un goffo paravento per evitare che il cittadino pensi, in tempi di grillismi rampanti, che, visto che l’operazione è andata totalmente fuori controllo nei fatti, lo stesso sia accaduto anche con la spesa.

… Le multe provenienti dalle colonnine saranno multe “normali”, non destinate alle casse del Municipio (neanche fosse un comunetto in bancarotta su qualche statale di montagna), erogate e gestite dai Vigili Urbani. Bene. A me questo, ammesso che sia vero, mi sa tanto di scaricabarile preventivo: se questo autovelox non compare o non viene spostato o viene tenuto spento o viene vandalizzato, la colpa, ora che è finita la ineffabile “fase di sperimentazione”, sarà dei vigili e non dell’Amministrazione che ha tirato per prima il sasso e avviato questo psicodramma. A margine, rimane il problema delle telecamere e delle vandalizzazioni: chi le guarda? Chi le paga? Nessuno ha di meglio da fare?

Infine, una considerazione proprio terra terra, per i vigili o per il Municipio… Ma, visto che le vandalizzano che è una bellezza, non sarà il caso di farle in metallo invece che in plastica queste benedette colonnine? Non si può evitare che si smontino con una brugola? Non si possono fissare solidamente a terra? Voi mettereste un oggetto di valore, come si presume che sia il vostro (unico) autovelox, dentro un fustone così deboluccio in mezzo a una strada dove, è assodato, girano dei vandali implacabili?

Infine, infine… Ma in quest’anno e passa di “sperimentazione” che c’hanno fatto con il prezioso singolo autovelox? Le foto alle comunioni?

Qui, per un ripasso, tutta la saga.

#concertone

Sì, lo so. Sono vecchio, me lo dico da solo e non da oggi.

Ma una delle cose più belle dell’abitare a Roma è di poter snobbare il cosiddetto Concertone del Primo Maggio. L’unica volta che mi sono trovato nei paraggi – giuro – era perché passavo di là e mi sono un po’ addentrato nella folla. Anche questo, a pensarci, è un bel vantaggio dell’abitare a Roma… il poter essere lì “di passaggio” e poter prendere subito e in modo credibile le distanze da comportamenti non commendabili.

Pur non essendo un amante dei concerti rock, diciamo che non mi sono particolarmente invisi e, se vale la pena e ho voglia, vado. Al Concertone, no. Nel modo più assoluto. Perché lo odio cotanto?

Un primo motivo è che, invecchiando e lavorando nel settore privato, l’immagine che ho del sindacato, pur continuando a definirmi “di sinistra”, si è nel tempo significativamente deteriorata. A nulla valgono più i santini di Placido Rizzotto e Luciano Lama sulla cui rendita hanno stra-campato per anni. Salvo casi individuali e battaglie giuste (ma comunque poche e di retroguardia), mi sembrano sempre di più una forza di vecchi, che pensa e dice cose vecchie, che difende interessi vecchi ed è, in quanto vecchia, incapace di modernizzarsi. Ma al di là delle idee da (e per) pensionati e pensionandi, è proprio il metodo del far finta di mettersi di traverso e poi negoziare, la puzza di naftalina e di acefalo riciclaggio che esce da certi slogan (*), che mi fa pensare che no, proprio non è il caso di legarsi a questa schiera. Anche se il cuore per cultura e tradizione andrebbe pavlovianamente da quella parte.

Un secondo motivo è il bonding-semel-in-anno, assurdo se solo leggete le cronache degli ultimi anni, che si dovrebbe stabilire il Primo Maggio fra i (gg)giovani, spesso disoccupati, spesso del Sud (ci arriveremo), e quest’accolita di vecchioni difensori dei pensionati. Perché, di grazia, i giovani e il sindacato dovrebbero trovarsi d’accordo su qualcosa nell’Italia di oggi? Qualcosa a parte Caparezza, intendo.

Il terzo motivo è che sono davvero vecchio. E che proprio non li reggo sti giovinetti autoconvocati a Roma, sudati e treniformi, che scendono dai paeselli per il grande evento che, forse è grande, ma è tutt’altro che un evento… L’unico pregio del concertone da questo punto di vista è che è gratis, ma in concerti veri sono altri, gli artisti veri sono (in massima parte) altri e, in entrambi i  casi, tocca pagare (bellezza!).

Il quarto motivo è la scena musicale italiana attuale (in realtà è la stessa da decenni) che è deprimente a dire poco e che è dominata da personaggi, spesso tutt’altro che giovani ed emergenti, che stanno a bagnomaria in questa notorietà sudata da-concertone-del-primo-maggio, alcuni in modo costante (tipo Caparezza), altri in modo saltuario e ricicciante (tipo Raìs & co., che non mi piacevano nemmeno negli anni dell’impegno).

Il quinto motivo  è un po’ la sintesi di tutti precedenti e sono le dichiarazioni che i (gg)giovani rilasciano ai telegiornali che li intervistano, tutti sudaticci sul prato, in cui pontificano sul non poter “avere un futuro”, “avere un lavoro”, “farsi una famiglia”. Bene… Finché uno guarda le statistiche potrebbe anche pensare che hanno ragione, ma poi basta vederli e sentirli parlare per pensare che “una famiglia” è anche meglio se non ce l’hanno e “un lavoro” non glielo darebbe nessuno sano di mente.

Sì, lo so. Sono vecchio, me lo dico da solo e non da oggi.

(*) Tipo, “Come mai? Come mai? Sempre in culo agli operai?” scandito il più delle volte da soggetti che non hanno mai fatto gli operai in vita loro? O “Lotta dura senza paura“, quando lo strumento principale di lotta, lo sciopero, è spuntato da tempo nella sua funzione primaria di interruzione della produzione e quindi danno al “padrone”?

Beceri dentro

«Sono circa tre mesi che non guardo la televisione – ha aggiunto [il Ministro Fornero n.d.j.] – ma da quello che vedo non mi sembra ci siano molti cambiamenti apprezzabili. Credo che la televisione abbia dato spesso cattivi esempi»

Dal Corriere.it

Sostanza – anche condivisibile – a parte, la prima parte della frase serve solo a prevenire la critica becera “Ma come? Siamo nella merda, tu fai il Ministro e trovi pure il tempo di guardare la televisione?“.

Non so voi, ma io trovo questa cosa molto triste… Il dover quantificare, il non saper distinguere fra un lavoro di qualità e uno di quantità, il dare il buon esempio su basi puramente quantitative… Il dover implicitamente confrontare ogni lavoro, ogni tipo di lavoro, con la miniera, quella che sono sempre tutti pronti ad indicarti come il lavoro giusto per te. Tutte le volte che tu ti sforzi di essere un po’ meno becero di loro…

Doppelgängers

Io credo che il personaggio dell’altra Olivia (B-Olivia, per gli impallinati) nell’universo rosso di Fringe sia stato imposto dall’attrice Anna Torv (o da qualcuno che le voleva bene).

Immagino che sia andata dagli sceneggiatori, tra un passaggio di ricciole e l’altro, probabilmente armata come il Grande-René-Ferretti, e ha detto loro:

A pezzi de mmerda! Io so’ n’attrice, me pagano pe’ esse ‘na fica spaziale. Me so’ rotta ‘r cazzo de fa’ ‘sta biondantica, coi capelli all’indietro, cor cappottino e la scopa in culo, poche chiacchiere e ‘na cifra de distintivo…

So’ tosta, so’ dell’efbiai, sparo, meno e nun guardo ‘n faccia a nessuno, però c’ho ‘r sex-appeal de ‘n bidè ‘ncrociato con Romina Power e soprattutto me fate fa’ la figura della stitica de mmerda… Vedete che dovete fa’! Vestiteme ‘n po’ più da mignotta, trovateme ‘n omo quarsiasi, insomma inventateve quarcosa, ‘na  frangetta roscia, nun lo so … O ve sparo davero! Eccheccazzo!

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Olivia vs. B-Olivia

Ieri

First things first. Il fatto che certe cose capitino solo in Italia la dice lunga sull’inadeguatezza della polizia italiana, sia come repressione sia come prevenzione. Fate pena, anche quando non fate (così tanto) i macellai come a Genova.

Ciò detto, due parole sui black bloc. I movimenti in Italia fanno più ridere che altrove, ma certi violenti stanno (ormai) solo qui: vista l’inconsistenza dei “buoni” dovrebbe essere più facile isolare i “cattivi”. E invece no. Tra i tifosi questo non avviene perché l’ultrà “buono” non esiste: ha solo qualche freno inibitorio (i.e. paura) in più e compensa questa sua inadeguatezza coprendo omertosamente i “cattivi”, verso i quali sotto sotto prova invidia. Nelle manifestazioni come quella di ieri nessuno copre o invidia nessuno, eppure questi black bloc sono sempre inafferrabili. Mistero.

Abbiamo foto, video, testimonianze e arresti: bene. Facciamone parlare uno di questi black bloc: vediamo se ha qualcosa da dire. Andiamolo a cercare a casa, seguiamolo al bar, tipo il povero Mesiano. Cerchiamo, già che ci siamo, di conoscere la sua storia personale: in cosa, ad esempio, è più disperato/indignato/incazzato degli altri che manifestavano pacificamente (e sì che di casi umani ce n’erano)? Che gente frequenta? Ammesso che i Centri Sociali c’entrino qualcosa, cosa si fa oggi in un centro sociale? Io quindici anni fa li frequentavo e, per quanto alcune consuetudini fossero discutibili, di sicuro non mi allenavo a spaccare vetrine.

2011 10 16 171802 Ieri

Si sa che il BancoPosta è il centro nevralgico della finanza globale...

I rappresentanti degli indignati italiani, diversamente dai black bloc, non sono inafferrabili e vengono ormai intervistati praticamente ovunque: dopo aver premesso doverosamente che chi parla “non è un leader del movimento, perché è un movimento senza leader, perché sono tutti leader” (*), se la prendono con le banche o, ancora più spesso, con la “finanza globale”. Ora, dalla condizione di merda che tutti, chi più chi meno, stiamo vivendo alla “finanza globale”, ammesso che sia effettivamente lì la radice del problema, il passo è tutt’altro che breve e ciò rende l’analisi piuttosto velleitaria. E, se è velleitaria e traballante l’analisi, figuriamoci la strategia per cambiare il mondo.

C’è anche un’altra cosa. Me la prendo sempre con gli studenti, che vanno in piazza tutti fomentati, poi quando si dà loro la parola non riescono a mettere due parole in croce e mi fanno sentire in imbarazzo per loro. Beh, questo movimento senza leader non riesce a trovare uno (che sia uno) che sia in grado di spiccicare due parole in italiano. E sì che costui dovrebbe essere in grado di spiegarci cose molto più complicate de “la Gelmini è una poveraccia, ignorante e inadeguata“. Sulla carta questi avrebbero anche la mia simpatia, ma così non vanno da nessuna parte. La storia non ha mai dato ragione a chi non era preparato e/o a suo modo travolgente; quindi, se mai il sistema verrà ribaltato, il merito non sarà certo di queste vuote avanguardie, ma – si fa per dire – delle masse che sono ridotte alla fame. Ricordiamocelo.

Questi indignados italiani, anche fatta la tara a tutto quello che ho appena detto, hanno un altro grande difetto. Stanno in Italia. In Italia, a questo punto infimo a cui siamo arrivati, non si può essere a-politici e a-partitici. Abbiamo un problema grande come Milano 2, che dobbiamo risolvere in qualche modo. Poi, ci vorranno altri vent’anni per dimenticarci che l’abbiamo avuto. Solo allora, se il mondo esisterà ancora, potremo permetterci di sentirci affratellati con gli altri popoli del mondo contro la “finanza globale”. Oggi, facciamo solo ridere – tutti, sia gli indignados stranieri, sia i finanzieri ingordi -, se facciamo finta che “quel problema” non esista. Proprio per questo, alla fine di tutte le possibili chiacchiere, quella di ieri era una normalissima manifestazione politica, tutti in fila per Via Cavour come un Sindacato Pensionati qualsiasi, le solite bandiere, i soliti artisti di strada, i soliti squinternati che cantavano, i soliti No TAV… Pare ci fossero pure quelli che “No alla tessera del tifoso”.

E, giusto per chiudere la requisitoria, c’erano tutte le bandiere della Sinistra radicale, da Vendola in poi, che mi ricordano molto la politica di ammiccamenti che la fu-Rifondazione Comunista teneva con i Movimenti di dieci anni fa. Mossa sicuramente vincente, sul lungo periodo. Oh, sì…

E io? Beh, io ho ancora un lavoro, una casa e una certa frequentazione con le cose, i modi e gli stilemi della sinistra. Non so mettermi nei panni di chi tutto questo non ce l’ha e quindi non giudico, ma davvero non capisco il senso di questo agitarsi (charlie-)browniano, privo di un obiettivo chiaro. Capisco la disperazione, capisco il senso di impotenza, ma non vedo né soluzioni praticabili, né cambi di paradigma all’orizzonte. Al massimo, posso sperare in una bella epidemia alla Captain Trips, di cui sarei ben pronto a correre i relativi rischi, o essere convinto come lo era Mao che il capitalismo mangerà se stesso (tra peak oil, credit crunch, profezie maya e altri cazzi) e si tornerà – tutti, visto che i comunisti non ci sono più – all’età della pietra, ma scendere in piazza per questo mi sembra un po’ inutile.

E comunque, io pure sono incazzato per quello che mi vedo intorno, ma in questo momento la mia incazzatura locale verso i cialtroni che fanno finta di governare l’Italia mi sembra prioritaria rispetto a qualsiasi strategia globale contro la globalizzazione e contro la finanza.

 


(*) Sticazzi?

Gli streaker

Il punto non è se si debbano cacciare il Radicali dal Gruppo PD della Camera (e del Senato, ovviamente) dopo la sceneggiata di martedì con l’astensione sulla sfiducia al Ministro Romano (*).  Il punto è per quale motivo stavano lì, per quale motivo non sono “alleati con” il PD ma sono proprio “dentro” il PD.

Se c’è una cosa che in questi (tanti) anni abbiamo capito bene (io, le pietre, le fermate degli autobus e milioni di altri soggetti dotati di funzioni cerebrali di base) è che per i Radicali le loro battaglie – talvolta giuste e condivisibili, ma sempre inesorabilmente fuori tempo, fuori luogo e fuori contesto – sono più importanti di qualsiasi altra cosa. Come certe frange extra-parlamentari, sono innamorati del loro ruolo dannunziano e cercano con avidità la “bella morte” (politica), meglio se in diretta TV.

Ricordate quando pur di far parlare di sé facevano bestemmiare la gente in radio? O di quando Pannella combatteva le sue meta-battaglie per la visibilità e lo spazio in TV dedicato ai Radicali, che non era mai sufficiente? O, impagabili, quando pretesero di dimostrare che si poteva essere berlusconiani e “di sinistra”?

Io mi sono stufato da tempo dei duri e puri, di quelli refrattari ad ogni compromesso, di quelli che qualsiasi cosa fai e pensi sono migliori e più cazzuti di te. Mi ha stufato Grillo, mi stufano certe tirate di Vendola, certi borborigmi di Di Pietro, certe artrosi sindacali… Ma qui siamo oltre. Loro si sono astenuti in quel modo solo e soltanto perché quel giorno in parlamento c’erano le TV e c’era possibilità di farsi vedere e dire qualcosa che oggettivamente non c’entrava un cazzo con quello di cui si discuteva. Non so a voi, ma me mi hanno ricordato i mignottoni assoldati dalla PETA per far vedere le tette nel nome della salvaguardia di qualche specie in pericolo; o, meglio ancora, visto che almeno ai mignottoni li pagano mentre loro queste mosse le fanno gratis, assomigliano agli streaker, quelli che attraversano i campi di calcio nudi, magari con qualche messaggio “importantissimo” scritto a pennarello sulla pancia.

streaker 20nanned Gli streaker

Streaker roscio e con fior di pedalino

Comunque, visto che io il PD l’ho votato e vorrei rivotarlo, cacciateli. Not in my name, please.

PS: poi Di Pietro dichiara che

[i Radicali] portano avanti battaglie libertarie per cui si può fare tutto e di più: si può fumare spinelli, inveire con il Padreterno, abolire le carceri. Un modo di vivere per me inconcepibile in una democrazia occidentale.

e ho come l’impressione che per il PD sia proprio impossibile trovare compagni di viaggio di cui non vergognarsi.

 


(*) Sceneggiata con cartelli, ovviamente, perché ormai andare in Parlamento senza cartelli è come uscire di casa in ciavatte e bigodini.