On bullshit

bsIeri sera ho iniziato a leggere un libro che si intitola “Your call is important to us: the truth about bullshit“. Per chi come me è invischiato – sempre più suo malgrado – nella melma dei call center, nel voglio-ma-non-posso del Customer Care e nel pensiero unico, quanto disatteso, della Customer Experience, il titolo ha un che di affascinante e di fortemente liberatorio: tipo che la Corazzata Potemkin (rectius, Kotemkin) è una cazzata pazzesca.

Finora ho letto solo il primo capitolo che fa un po’ da prefazione in cui l’autrice  fa uno spiegone su come la “cultura della cazzata sistematica” sia omni-pervasiva nel nostro quotidiano… E’ ancora presto per dire se il libro valga, quanto effettivamente parli di call center e customer care, o se varrà la pena eventualmente di riparlarne qui tra qualche tempo.

Intanto, però, voglio darvi una definizione che lei riprende da un altro libro (On bullshit del filosofo Harry Frankfurt) e che può risultare utile come chiave interpretativa di molte delle cose che ci sentiamo dire:

to lie to s.o.: mentire a qualcuno, sapendo di farlo e, di conseguenza, avendo ben presente cosa sia e cosa comporti la verità. “Mentire” in questa accezione implica una certa attenzione a non farsi scoprire, un certo rispetto per l’intelligenza dell’interlocutore e in generale una preziosa igiene di campo che tiene ben distinte le menzogne dalla verità.

to bullshit s.o.: (creare le condizioni per poter) raccontare evidenti cazzate al prossimo con il fine ultimo di impressionarlo, senza curarsi di sembrare sinceri o essere scoperti. In queste condizioni, il bullshitter – al di là del danno che crea, che può essere tanto o poco, – inquina profondamente l’ambiente delle interazioni sociali perché alimenta e fa leva sul disinteresse, sia di chi parla si di chi ascolta, per la verità.

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