Bad science

Quando frequentavo certi ambienti ambientalisti, che sono frequentabili solo a vent’anni, provavo e manifestavo un certo disagio quando, nei dibattiti e nelle conferenze, si ignoravano concetti di base riconducibili alla fisica, alla chimica e, in generale, al metodo scientifico. Vedere ragazzetti, ma più spesso ragazzette, pontificare sull’energia solare, dicendo “è silicio, è solo sabbia, altro che petrolio“, o ignorare il fatto, banale, che l’energia elettrica per fare andare l’auto elettrica in qualche modo e da qualche parte bisognava produrla, mi rovinava le giornate allora come ora.

L’immagine di questi ambientalismo d’accatto era quella di falene impazzite (e colorate) che giravano in tondo e sbattevano, totalmente inconsapevoli, ora contro quello, ora contro questo principio della termodinamica.

Questo amarcord per dirvi che una componente importante di tutto quello che non mi piace nel Fatto Quotidiano e, fatalmente, nei moVimentismi di cui quel giornale (?) è vessillifero riluttante è scritta qui. Statece.E

 Vi confesso che sono sempre più a disagio nello scrivere qui dentro. Per via della “compagnia” che si è aggiunta nel tempo:  complottisti dell’11 settembre, antivaccinisti, “esperti” di energia che sbagliano le unità di misura, “esperti” di nanoparticelle nelle merendine, teorici della decrescita, omeopati, teologi assaggiatori di vino che concionano di ogm invece di parlare di Barolo o Barbaresco e così via. Io ci metto settimane o mesi a leggermi la letteratura scientifica originale e a scrivere un articolo, mentre a scrivere una cazzata con un copia e incolla ci si mette mezz’ora. E dopo neanche un giorno il mio pezzo è svanito dalla home page, scivolato via nel mischione generale insieme a tanti altri con cui francamente non voglio essere associato. Non vale la pena fare tanta fatica. Per cui, come si dice solitamente in questi casi, ho deciso di “prendermi una pausa di riflessione”. Che temo sarà lunga.

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