Back to Charlton

Chi ci ripensa è cornuto (peut-être), ma settimane fa avevo scritto di Fede, del bunga bunga, di Charlton Heston e del difendere l’indifendibile.

Lì parlavo dell’ingenuità degli americani e della loro “difficoltà a mentire” a fronte di domande scomode, fino al silenzio sbavante di Charlton davanti a Michael Moore.

C’ho un po’ ripensato, appunto, complice anche l’avvitamento dei talk show sulle faccende pelose di  B.

E se Charlton e i suoi omologhi compaesani stessero (anche) su questo punto molto più avanti di noi, anziché indietro come implicitamente ventilavo?

Se avessero fatto tutto il giro? Se si fossero talmente convinti che le loro posizioni (del cazzo, nel caso di Charlton) fossero talmente giuste da non poter essere nemmeno essere messe in discussione? Se quelle posizioni e naturalmente le loro opposte (perché si tratta sempre di paesi liberi e nel complesso un po’ schizoidi) si fossero nutrite a tal punto della propria presunzione, dell’endogamia ideale e dell’assenza di ogni dubbio da essere virtualmente inattaccabili? Da rendere il dialogo e l’esercizio del dubbio stesso impossibile nella pratica?

Vedetevi un talk show di questi giorni, provate per un attimo a pensare che l’esponente del centrodestra o della lega che sta parlando non sia un deficiente in malafede e avrete davanti a voi il fratello minore di Charlton Heston. Agghiacciante… più della stupidità e della malafede.

“Una volta eliminato l’impossibile, quello che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità”

Sir Arthur Conan Doyle

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2 commenti su “Back to Charlton”

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