Pensieri sparsi su Burioni e il burionismo

Scrivevo tempo fa che l’antivaccinismo, per quanto deteriore, non può non evocare in alcune sue componenti e alcune sue orecchiate sentenze una certa sinistra d’altri tempi, a metà fra le fregnacce new-age e il sospetto a prescindere verso qualsiasi struttura più organizzata di lei (sia essa Big Pharma o un club di Forza Italia). Io c’ero fra loro e io me li ricordo: all’epoca stavamo parecchio avanti rispetto al resto del paese e quindi, oltre a tirarcela (tanto per cambiare), ritenevamo inconsapevolmente opportuno chiudere un occhio su certe approssimazioni di giudizio. read more

Discorso sul metodo

Anticorpi

E’ quasi un anno che non scrivo. L’ultimo post è del 5 ottobre 2017. Nel frattempo, mi sono sposato, ho cambiato radicalmente lavoro e mi sono trasferito con moglie e figlia in Germania. Potrei dirvi che non ho scritto perché avevo da fare, e in parte è pure vero, ma di base non riesco a trovare la tranquillità mentale per mettermi a scrivere. Il fatto di avere quasi sempre davanti un PC con l’orrenda tastiera tedesca e una bambina piuttosto vivace che scorrazza per casa, non aiutano.

Nel frattempo, dicevamo, sono successe altre cose. L’Italia ha deciso di consegnarsi mani e piedi alle due forze politiche più grette, becere e cialtronesche dell’emisfero. E pare pure che le piaccia, all’Italia, dico…

Rilevo che, sebbene l’essere “distante” da certa gente mi faccia solo che piacere, questa distanza non è mai stata così incolmabile. Da un lato, c’è l’elettore del #governodelcambiamento così ingenuamente tronfio e farcito di speranze da fare quasi tenerezza, dall’altro ci sono io e qualche happy few, che, non solo penso di essermene andato nell’ultimo momento utile, ma provo anche vera, sincera apprensione per le persone a cui voglio bene, che sono rimaste là e non hanno avuto la mia così tempestiva fortuna.

Due parole su questi disgraziati (in entrambi i sensi) che sono al governo e su chi li vota. E’ già evidente che non sono capaci di fare nulla (ad esempio, sull’ILVA aveva ragione Calenda, sui vaccini, la Lorenzin, sui conti, Padoan, …) ed è altrettanto evidente che non lo ammetteranno mai: la gente continuerà a votarli, senza troppi problemi. Se ciò sia colpa degli hacker russi o solo di sano ur-fascismo italico, di analfabetismo funzionale o di interpretazioni superficiali della complessa realtà globalizzata, sinceramente non saprei nemmeno dirlo, però quelli sono, quelli votano e quelli ci teniamo (io un po’ più da lontano).

Poi, ovviamente, è colpa di Renzi e del PD. Non ho mai sopportato Renzi e se vi andate a rileggere il blog, vedrete che ne ho parlato quasi sempre molto male. (Dico qui, a futura memoria, che l’unico vero possibile punto di svolta per l’Italia e per la sinistra è stato nel 2013, con Pierluigi Bersani, che si è trovato sulla strada i grillini del 2013, quelli dello streaming poi passato di moda, incazzati come vipere, vacui come bolle di sapone, inutili e fastidiosi come le zanzare e ignoranti come pecore).

Renzi, dicevamo. Renzi politicamente giganteggia rispetto a questa gente e vedere che c’è chi non riconosce questo semplice fatto, da sinistra, è qualcosa per me di abbastanza incomprensibile. E’ come se tutti ce l’avessero *personalmente* con lui e lo ritenessero il responsabile di tutto: OK, non è di sinistra. OK, il PD non è più un partito di sinistra, ma l’onestà intellettuale di riconoscere una normalità politica in un panorama di fascisti e di nani rancorosi, non dovrebbe costare nulla. Indipendentemente da cosa e se si vota.

E invece no. Non si capisce perché uno sedicente di sinistra che, legittimamente, voglia prendere le distanze dal PD e dal suo operato, riesca più di talvolta a sentirsi attratto da offerte politiche che definire scadenti è fargli un complimento. Io ho l’impressione che tutti questi maitre à penser da ballatoio che hanno votato 5 Stelle, o non erano di sinistra già prima, o non hanno capito un cazzo del mondo attuale e, in entrambi i casi, avevano gli anticorpi antifascisti già belli compromessi.

Discutiamo di tutto, diciamo che tutto va male, neghiamo l’evidenza, droghiamoci, ubrichiamoci, scappiamo, emigriamo, andiamo in montagna, ma i fascisti teniamoli sempre alla giusta distanza e nella giusta loretiana posizione. Mai coi fascisti.

A proposito di anticorpi, in questi giorni di inizio anno scolastico, si riparla di vaccini e di quei minus habentes che non vaccinano i figli. Vorrei condividere con voi una mia teoria, con la quale, a onor del vero, diverse persone a cui la ho esposta a voce non si sono trovate d’accordo….

Perché gli antivaccinisti hanno raggiunto numeri così preoccupanti? Di gente pazzerella ce n’è sempre stata, ma questi sono di più dei soliti quattro gatti… Come hanno fatto proseliti (ancora non moltissimi, per fortuna) anche fra persone che non avevano una chiara opinione in merito? Come hanno conquistato una fetta di indecisi (o, meglio, agnostici) sul tema? Io penso che alla base ci sia *taa-daa* la pigrizia (bum).

Stare appresso a un bambino piccolo è faticoso e porta via un sacco di tempo. Imbarcarsi in un percorso vaccinale, combattere con la sanità pubblica, discutere con i pediatri, fare file e buttare mattinate, vederselo e tenerselo un po’ abbacchiato e febbricitante dopo il vaccino, è una cosa disagevole e spiacevole. Sbattersi per un bambino che sta male, ha la febbre, vomita, è un conto, ma, se il bambino sta bene, chi me lo fa fare? Visto che, ovviamente, per i motivi sopra esposti a proposito delle scelte di voto, le persone sono in media anche ignoranti come l’erba e non hanno idea di quello di cui si sta parlando?

Quindi, la mia teoria è che dietro queste mamme (e papà) coraggio, almeno dietro alle meno convinte di loro, c’è il ragionamento seguente.

Il fatto che ci sia gente che dica (urli) che i vaccini non fanno bene, è proprio la scusa perfetta di cui avevano bisogno per non fare, per rimandare, per trovarsi con il bambino di tre anni non vaccinato, senza nemmeno sapere bene perché. La legge sull’obbligo vaccinale è particolarmente invisa a questa gente, non solo perché li mette de facto fuorilegge o perché li mette davanti alle responsabilità di genitore e cittadino, ma anche perché li mette davanti alle loro non-scelte, perché li sputtana più o meno pubblicamente come mezzi-deficienti e perché, soprattutto, li colpisce dove fa più male, impedendo loro di togliersi finalmente il pargolo da casa, mandandolo all’asilo. Che diciamolo i bambini so’ belli, ma quando non stanno fra i piedi 24 al giorno, lo sono di più.

Da lì, tutte le giaculatorie su Facebook, i gruppi chiusi, i forconismi e, soprattutto, tornati sulla terra, tutta la serie di sotterfugi e zozzerie (honestà, honestà… ) di cui sono piene le cronache. Obiettivo: riuscire a far prendere il figlio a scuola, senza vaccinarlo e, con buona pace di Gandhi e di Mandela, minimizzando sia lo sputtanamento, sia la discussione. Cose da film di Pierino, che, unite al fatto che sono architettate, non dimentichiamo, da forme di vita appena più intellettualmente vivaci dei licheni, diventano spesso esilaranti.

C’è però, a dirla tutta, un altro aspetto di questi No Vax che mi disturba. Antropologicamente, non li sento così lontani da me (ari-taa-daa). Il rifiuto della scienza un po’ New Age, la mobilitazione grassroot (ancora l’erba…), le multinazionali cattive, la natura che deve fare il suo corso, sono temi che hanno accompagnato la mia giovinezza di ragazzetto di sinistra (a.k.a zeccacolorata). Poi, io e molti altri, siamo andati un po’ avanti e abbiamo messo in prospettiva tutto questo. Molti non lo hanno fatto e queste posizioni così ingenuamente “contro” sono entrate, grazie alla mediazione di Facebook & co., nell’immaginario collettivo anche di persone che sono piuttosto lontane dai centri sociali (estetiste di Rovigo, datori di lavoro di se stessi, energumeni tatuati, portatori sani di sopracciglia ad ala di gabbiano, fan di Vasco Rossi e mammine pancine). Gente che quegli anticorpi antifascisti di cui sopra non ce li ha mai avuti e infatti vota come vota e si sente pure barricadera. Come direbbe il Vate:

bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà:
tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent’anni fa!

Mi scuso per il post un po’ sconclusionato, anche, rileggendo, pensavo peggio. Abbiate pazienza, avevo voglia di scrivere. read more

Proud to be

Volevo parlare di questo di cui vi sto per parlare da parecchio tempo, almeno, direi, dai tempi magici dell’Albania. L’occasione per rimettere mano a questo vecchio blog, così tanto trascurato (*), me l’ha data la triste storia di Katia, la direttrice di banca di Castiglione delle Stiviere (dove per altro era ambientato il mio libro di Narrativa della seconda media, ne avevo pure parlato qui).

In un passato non troppo remoto ho lavorato per una multinazionale. Non direttamente, per carità, no. La mia azienda di allora era una dimenticata filiale di questa mostruosità globale che misteriosamente non era ancora stata dismessa, benché ce ne fosse più di un motivo. Non ultimo, il fatto che la Multinazionale faceva un lavoro e noi ne facevamo un altro. Non ho mai capito se ciò fosse dovuto alla cecità del gigante, alla furbizia del nano o a impicci comuni.

Fatto sta che da un certo punto in poi, quella Multinazionale ha battuto la testa ed ha cominciato a imporre a tutte le sue “subs” (parola che evoca, non a caso, mise cuoiate e palline in bocca) uno stile “corporate”: procedure comuni, corporate communication, inutili e faticose raccolte di dati di tutti i tipi e ovviamente contest “para-artistici” a livello globale.

Prima di raccontare un po’ di questi ultimi, vorrei spendere una parola sulle “inutili e faticose raccolte dati”, che, essendo fortunatamente passato a miglior vita, avevo rimosso e mi sono rivenute in mente ora mentre sto scrivendo.

Un’azienda, si sa, deve produrre utile e quando qualcuno, un’altra azienda, è il tuo “padrone”, costui ti tiene d’occhio mediante, di solito, una reportistica periodica di indicatori economici. Sacrosanto. Prima che la Multinazionale battesse la testa, questa si accontentava ogni tre mesi di sapere quanti erano stati i nostri quattro soldi di fatturato e margine; all’epoca, peraltro, pur non smettendo mai di essere delle forme di vita microscopiche, andavamo pure piuttosto bene.

Giotek experience

Super-combo. Blu trolley carpisa e catarifrangenti antistupro

E così alla fine sono andato a Firenze da Giotek.
C’è stato un lungo periodo da settembre a gennaio in cui ho seriamente pensato di vendere la Tracer (per comprarmene un’altra, non vi preoccupate).
Il punto era che, benché non si potesse comprare altro perché il mercato continua a non offrire niente di confrontabile, cominciavo ad avvertire dei limiti strutturali che andavano risolti. Valeva la pena spendere una cifra importante dai 600 ai 1000 euro su una moto che si avvicinava ai 15000 kilometri. Non era meglio rimetterci un po’ di soldi, cosa inevitabile nella compravendita, e partire sul pulito con una moto nuova e subito performante?
Ero anche andato alla Yamaha a farmi fare un preventivo verso novembre.
Il tipo mi aveva detto “ma hai fretta? Aspetta il MY 2017, che è pure euro 4, tanto a gennaio ti faccio la stessa quotazione che ti farei adesso”

(Parentesi: ma quanto sono brutti quei catarifrangenti sulle forcelle? Aggiungeteci gli orribili parabrezza monstre che la gente monta sulla Tracer e l’effetto vespone-da-sfigato è assicurato. Sempre sui parabrezza aggiungo gratis uno spunto di riflessione: è il casco che vi spettina, non l’aria in faccia).

Il MY 2017, catarifrangenti a parte che tanto avrei staccato o oscurato immediatamente, non mi piaceva anche per i colori: un blu elettrico che nemmeno un trolley da 10 euro, un coraggioso verde bosco pensato per chi vede Terence Hill in TV e vuole fare il forestale fuori tempo massimo e un bello, quanto banale, Nero-TMAx: avrei preso quest’ultimo, ma che tristezza… Il blu scuro 2016, invece…

(Seconda parentesi, ancora sui colori. Io la ho Race Blue: retrospettivamente è stato un errore. Il blu mi ha stufato abbastanza presto e in più costringe a scelte cromatiche limitate per l’aftermarket, ma soprattutto non c’è verso di tenere quei cazzo di cerchi puliti. Figuratevi come sarebbero ridotti in mano a me i cerchi della MT09 e della MT10 giallo fluo, che pure mi piacciono molto esteticamente).

Vabbè… Alla fine c’ho ripensato. Da un lato ho visto che l’operazione sarebbe stata nel complesso piuttosto costosa (delta nuovo/vecchio + superamento dei limiti strutturali, di cui sotto + cazzi vari), poi la faccenda del colore, e ancora il long test di Motociclismo, che ha dimostrato che si tratta di una moto “nata bene” che non ha senso vendere troppo presto, se non vuoi passare ad un altro modello/genere di moto. Certo, tutto questo, ma soprattutto un mio cambio di abitudini: tragitti quotidiani in città, meno (ma sempre tanti) giri fuori, necessità di portarsi appresso il bauletto (orrendo, come già detto, ma purtroppo necessario).

E quindi, data la moto che è sempre la stessa, che fare? E soprattutto quali sono questi limiti strutturali? Il primo erano le gomme, quegli zoccoli tondi che la Yamaha mette come primo equipaggiamento: io li ho cambiati quasi subito a 2000 km e sto già al secondo treno di Metzeler M7RR, ma vedo in giro gente che le tiene per un botto di km, anche 15000 (!): per risparmiare 270 euro, si preclude per anni un’esperienza di guida “civile”. Se poi investe il risparmio in parabrezza e faretti del cazzo, vabbè… Avete capito. Probabilmente loro hanno pure i cerchi puliti.

Il secondo limite erano le sospensioni. Le strade, come è noto da forum e Facebook, sono sempre state due: comprare un mono e/o un’idraulica della forcella nuova aftermarket (Ohlins, MUPO, ecc.), con un costo di 700+ euro + montaggio o andare a Firenze ed affidarsi a Giotek. I pareri erano ottimi dappertutto e, almeno per me, ha contribuito non poco pure la voglia di fare qualcosa di meno banale che comprare al negozio una cosa costosa, portarla da qualcuno (che avrei dovuto trovare e di cui avrei dovuto fidarmi) e dirgli tiè, io non ci capisco un cazzo, montamela.

Ma di preciso di cosa mi lamentavo?
Premesso che io non sono uno che pretende la luna e che il rapporto qualità/quantità/prezzo della Tracer è talmente elevato che potrebbero anche non mettercele proprio le sospensioni, rimane il fatto che, dato il motore, dato il telaio e dato il peso contenuto della moto, le sospensioni originali sono piuttosto debolucce. In particolare, io osservavo:

  • poco rigore direzionale sullo sconnesso: trovare una buchetta su una curva, certe volte portava a riconciliarsi rapidamente con dio, ma anche sul dritto (e a Roma, di dritto sconnesso, ce n’è molto), oltre ai sobbalzi, la moto era scossa anche da oscillazioni trasversali tutt’altro che rassicuranti;
  • poco comfort generale: praticamente l’idraulica del mono non lavorava e sentivi solo la molla, che per altro lavorava poco perché precaricata per garantire un rigidità almeno dignitosa;
  • moto “in salita”, cioè anteriore scarico e scarsa direzionalità, in uscita di curva, per non parlare di bauletto e/o passeggero.
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    Di pozzi avvelenati

    Oggi sul profilo di un amico ho trovato un grillino più pacato del solito, il quale, benché pacatamente, sembrava molto convinto che i “TG di Stato” raccontino solo bugie e che bisogna leggere altre fonti per avere accesso alla realtà delle cose.

    Davanti a tanta pacatezza, ne ho approfittato e, pacatamente, gli ho chiesto quello che segue.

    OK, i “TG di Stato” sono deviati perché al soldo della politica tradizionale (semplifico), ma davvero pensi che non siano più che sufficienti per una persona culturalmente normodotata per farsi un’idea della situazione e trarne le dovute e razionali conseguenze?

    Quali sono le “altre fonti” che non sono i “TG di Stato” e da dove traggono l’autorevolezza che gli riconosci?

    Non ti sembra strano che, guardandosi un po’ intorno, sono proprio le persone più deboli culturalmente, quelle che non si fidano più di niente e di nessuno e pretendono di saperla lunga perché hanno le loro “fonti alternative”? read more