My name is Sherlock…

…and I’m an addict.

Sick Boy
SickBoy

WordPress mi ricorda che sono sei mesi che non scrivo sul blog e forse è il caso di farsi vivi… Senza contare che l’ultimo post scritto, in un anonimo momento agostano, pur essendo molto in linea con lo stile e con il Geist di questo blog, non è certo nulla di memorabile.

Se ricomincerò a scrivere un po’ più spesso qua sopra, scoprirete che cosa ho combinato in questi sei mesi e che cosa sto ancora combinando. Comunque, tranquilli. Sto bene: pupetta cresce, la vita continua und hier sprechen wir deutsch… (Ops…)

Come è evidente da questo maldestro incipit, non è di questo che voglio parlare. E’ un post come tanti altri che ho scritto, solo che viene dopo un po’ (…) di silenzio stampa.

Sono Sherlock e ho una dipendenza… Dicevamo.

Tra le altre cose in questi mesi, ho guardato tutte le puntate della serie Elementary, in cui un notevolissimo e britishissimo Sherlock Holmes risolve casi a manetta in quel di New York, coadiuvato da una Lucy Liu da sturbo (e con delle scarpe sempre fichissime ai piedi). La serie è godibile e magari torneremo su che cosa rende le serie poliziesco-investigatoriche godibili, ma forse sto promettendo troppo…

Ebbene, tra le varie trame orizzontali di Elementary, c’è quella riguardante una passata – pesante al limite dell’irriferibilità – dipendenza di Sherlock da numerose droghe pesanti. (E il fatto che Sherlock sia interpretato dall’immenso Sick Boy di Trainspotting, corrobora tangenzialmente il quadro complessivo).

Ovviamente, SH indaga da sobrio, e per rimanere sobrio, visto che siamo in America, va più o meno regolarmente agli incontri degli Alcolisti Anonimi.

Lui non è alcolizzato; anche nell’irriferibilità, è chiaro che preferisce roba più chimica, ma si direbbe che di questi tempi gli Alcolisti Anonimi stiano bene un po’ con tutto, come le Hogan.

Ora, per quelle due pietre che non lo sanno, SH in tutte le sue rappresentazioni, narrative, televisive e cinematografiche è la personificazione del ragionamento illuminista: alla base c’è la percezione sensoriale, su cui si innesta una solidissima cultura enciclopedica (l’aberrato nozionismo) e solo dopo tutto questo arriva il ragionamento logico, spietato e implacabile come un Terminator di seconda generazione.

Essendo il personaggio così connotato, risulta evidente – anche a quelle due pietre di poco sopra – che il campo di gioco in cui il Nostro esercita queste sue arti al servizio del Bene (rappresentato nientemeno che dal NYPD, cioè le guardie), è quello in cui si trova a smascherare truffe e delitti all’apparenza inspiegabili. O meglio, inspiegabili senza tirare in ballo forze di origine sovrannaturale.

E qui torniamo agli Alcolisti Anonimi. Eh sì, perché pochi lo sanno (e la loro rappresentazione filmica si guarda bene dal farne parola), ma gli Alcolisti Anonimi sono un’associazione?, un movimento?, un’organizzazione? insomma un qualcosa a fortissima connotazione religiosa. E’ una religiosità molto all’americana, molto a-confessionale, molto generica, ma assolutamente poco terrena, poco umanista e ancor meno illuminista. Dei dodici step verso la redenzione in cui si articola il processo degli AA, spesso viene citato solo il primo:

1) Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte all’alcol e che le nostre vite erano divenute incontrollabili.

E fin qui, nulla da dire. Poi però, il gioco comincia a farsi duro.

2) Siamo giunti a credere che un Potere più grande di noi potrebbe ricondurci alla ragione.

3) Abbiamo preso la decisione di affidare le nostre volontà e le nostre vite alla cura di Dio, come noi potemmo concepirLo.

5) Abbiamo ammesso di fronte a Dio, a noi stessi e a un altro essere umano, l’esatta natura dei nostri torti.

6) Eravamo completamente pronti ad accettare che Dio eliminasse tutti questi difetti di carattere.

7) Gli abbiamo chiesto con umiltà di eliminare i nostri difetti.

11) Abbiamo cercato attraverso la preghiera e la meditazione di migliorare il nostro contatto cosciente con Dio, come noi potemmo concepirLo, pregandoLo solo di farci conoscere la Sua volontà nei nostri riguardi e di darci la forza di eseguirla.

12) Avendo ottenuto un risveglio spirituale come risultato di questi Passi, abbiamo cercato di portare questo messaggio agli alcolisti e di mettere in pratica questi principi in tutte le nostre attività.

Insomma, c’è un po’ di tutto. C’è il cerchiobottismo molto americano di quel “come noi potremmo concepirLo“, che, da un lato sembra aprire a religioni diverse da quelle mainstream, ma dall’altro non prende assolutamente in considerazione che uno potrebbe non concepire niente del genere, né averne bisogno per spiegare il mondo.

Ma soprattutto, c’è il fatto ineludibile che tutto ruota intorno al concetto di colpa. Eri drogato, hai fatto il male tuo e degli altri e solo Dio, in qualche modo, ti può perdonare. Colpa, peccato, espiazione, perdono, redenzione: in una parola, Religione. E della peggior specie.

Ora, io non voglio prendermela con gli Alcolisti Anonimi, che fanno il loro lavoro, né fare il grillino del cazzo (il grillino è sempre del cazzo) che vuole svelare gli altarini altrui (Ecco quello che non vogliono farti sapere sugli AA. Clicca Qui!). Mi limito però a notare, non senza un certo rammarico, che, se io alla mia veneranda età cominciassi a drogarmi pesantemente o a bere oltre il dovuto, non saprei davvero da che parte andare per rimettermi in sesto.

Perché delle due l’una… O sono ancora ubriaco/fatto e a quel punto potrei anche, in virtù di questo stato di alterazione, fare miei quei principi catto-yankee…O, come invece si dovrebbe, dovrei già essere più o meno sobrio e, in quanto tale, non potrei fare a meno di farmici una bella risata sopra.

Motivo in più per non iniziare a drogarsi, almeno per me.

Rimane il problema di Sherlock, che sembra abbastanza ingarellato con queste cose, che però cozzano frontalmente contro l’essenza del personaggio letterario. Io ci vedo una bella contraddizione, ma “Arbè -mi dico – è la TV pagata dal PD, non lo sai che è tutto finto quello che ti dicono?”

(Clicca qui, ovviamente).

 

 

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