(Persone) Adulte e consenzienti

casablancaSituazione 1

Una mia amica conosce a una cena un certo tizio tramite un amico comune; i due, con tutta la superficialità del caso, “si piacciono” e decidono di rivedersi a casa di lui, a cena. Si mangia, si ride, ci si sbaciucchia, poi lui si ferma e inizia un discorso serio e impostato sul fatto che lui è uno sciupafemmine e che l’amico comune gli ha detto che lei invece è una ragazza seria con cui non è il caso di fare cazzate, di trattarla male, ecc… Parla, parla, parla, … Non si fa in tempo a capire se per mettere le mani avanti o per togliersi d’impaccio, perché lei si stranisce (“Ma tutti io li trovo? Pensa te sto poveraccio…”) e si fa riportare a casa… 

Situazione 2

Un’altra mia amica conosce tramite un amico comune un tipo a una mostra, i due si cominciano a scrivere e da cosa nasce cosa. Lei vola in un’altra città apposta per incontrarlo e vedere, magari con qualche esempio pratico, se la storia virtuale può essere reale. Caso vuole che nella città dell’incontro, la Nostra si faccia ospitare proprio dall’amico comune, che comunque non è presente e le lascia casa. Lei, in amicizia e per correttezza, dice all’amico comune che sapesse che potrebbe “succedere qualcosa” con il tipo. Arrivata nella nuova città, incontra il fidanzato di penna e lo trova dapprima un po’ freddino. Non succede nulla la prima sera, ma vabbè… Poi questo praticamente sparisce, fino a che lei, due giorni dopo, non deve tornare alla base… (Già fin qui un bel weekend di merda, ma vedrete che peggiora). Si vedono in stazione e lui è “sconvolto”. Insomma le dice che l’amico comune e la madre di lui (!) hanno “diffidato” il tipo, uomo impegnato e sempre in viaggio, dall’approfondire – diciamo – la conoscenza con lei per non farle del male o giù di lì…

Qualche dato di base, prima dell’analisi. In entrambe le situazioni si tratta di persone largamente maggiorenni e, almeno per gli aspetti che conosco io, decisamente tranquille: non facili agli entusiasmi, serie, rilassate, moderne e razionali… Insomma, decisamente in grado di badare a se stesse, sia nel quotidiano, sia soprattutto nelle relazioni con gli uomini. Altro fatto, il “fidanzato di  penna”, oltre che uomo di mondo, è straniero e di cultura anglo-sassone, quindi in teoria scevroi da derive familistiche della Magna Grecia..

Ciò detto, di queste due storie, entrambe vere, io do diverse letture.

La prima, ovviamente, è quella letterale. Nel ventunesimo secolo, c’è ancora gente che si fa condizionare da fattori esterni – e, almeno nel secondo caso, anche culturalmente remoti – per decidere le priorità della sua vita sentimentale. Posso ancora capire che storie di lunga frequentazione falliscano (anche) per pressioni esterne di amici e familiari, ma trovo grottesco che si senta il bisogno del loro contributo e si tenga in così gran conto la loro opinione anche per iniziare delle cose che, allo stato delle cose, non sono altro che scopate di una sera e, forse, nemmeno quello.

La seconda è che, a quanto pare, le donne devono essere protette loro malgrado. Questo lo dicono apertis verbis gli “amici comuni”, ma implicitamente lo dicono anche i due partner mancati, visto quanto è facile convincerli che le loro esistenze sono troppo borderline per non ferire le povere creaturine. A questi principi azzurri autoconvocati, evidentemente, non passa proprio per la testa il pensiero che queste donnette si vogliano scientemente accoppiare con uno proprio perché ha una vita un po’ “borderline”, né che hanno capito benissimo che tipo hanno davanti, né, cosa forse più importante di tutte, che hanno le spalle abbastanza larghe da mettere nel conto eventuali effetti collaterali. Che poi, se l’obiettivo è proteggersi e proteggere dalle tranvate sentimentali (non dallo stupratore di Velletri), non è che essere uomini o donne faccia molta differenza…

Ma c’è un terzo aspetto di queste vicende che mi preme sottolineare ed è il panorama di devastazione che trasmettono certi “rapporti di amicizia”. Chi è quell’amico che ti fa la morale, implicitamente dandoti dello stronzo, e ti impedisce di fatto di viverti i cazzi tuoi come meglio credi? E chi devi essere tu per dare retta a un amico così, mandandoci pure di mezzo un’altra persona? A volte, come nel secondo caso, pure con l’aggravante di essere risucchiato in dinamiche e scrupoli estranei alla tua cultura? Non sarebbe molto meglio viversi ognuno le proprie vite autonomamente ed eventualmente “usare l’amico” per analizzare fatti e comportamenti successivamente, magari anche facendosi due risate?…

Al limite, anche sulla pelle di qualcun altro, purché sia adulto e consenziente?

Post simili a questo

2 commenti su “(Persone) Adulte e consenzienti”

  1. Non sarebbe molto meglio viversi ognuno le proprie vite autonomamente ed eventualmente “usare l’amico” per analizzare fatti e comportamenti successivamente, magari anche facendosi due risate?…

    ecco…quel “sarebbe” è.
    Ma di fatti l’amico ideale è colui/lei che si fa i cavoli suoi…

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.