Accenti (e accidenti)

Frequentando Facebook o commentando i blog, capita di leggere messaggi e commenti scritti da persone che non si conoscono e, naturalmente, capita anche di leggere degli strafalcioni grammaticali raggelanti che non sempre sono riconducibili a errori di battitura.
Non che mi sia mai fatto illusioni sulla familiarità media con l’ortografia, né più in generale con la lingua italiana, ma queste diavolerie moderne avvicinano alla parola scritta persone che in altri tempi non c’avrebbero nemmeno pensato (*).
Gli errori blu (le a senz’acca, i congiuntivi acrobatici, i deficenti senza i e le faccie con la i) – va detto – sono piuttosto rari e sporadici, considerata anche la lunghezza del pensierino medio che capita di leggere, che difficilmente riesce a spingersi oltre i confini dell’sms con cui kondivide spesso anche l’abuso di k. Inoltre, trovo abbastanza snervante che la presenza di tali errori sia piuttosto aleatoria: a volte ci sono e a volte no, come se il poeta si trovasse a lanciare di volta in volta una monetina per decidere cosa scrivere.
Ma ci sono degli altri tipi di errori che, complice anche la tendenza di esprimersi a monosillabi, si incontrano con una frequenza che a me, che sono un acido di merda, dà molto più fastidio della loro relativa gravità.
Appunto, dà.
si dovrebbe scrivere con l’accento e non lo fa (senza accento) praticamente nessuno. E ancora il po senza apostrofo, tre anni , “Si, lo sò“, quì e quà e simili nefandezze. Sono regole facili e anche logiche se uno avesse l’abitudine di ragionare sulle differenze fra la lingua scritta e quella parlata, su come si traslitterano quei suoni con cui ci riempiamo la bocca.
Poi, dopo che hanno un po’ studiato e sono diventati più bravi, inizierò a discutere sul perchè mi sta antipatica la Santanché, ma per ora mi sembra una battaglia persa.


(*) E’ un bene, sia chiaro.

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3 pensieri riguardo “Accenti (e accidenti)”

  1. Ah! (con l’acca dopo), come ti capisco. Sono uno di quelli che con l’introduzione della tastiera italiana andava rompendo i cabasisi in giro a coloro i quali ancora accentavano usando il terribile ed anonimo “apostrofo”…Porgo meticolosa attenzione tra è ed é perché, appunto, diverse, prima ancora che esistesse codesta tastiera. Odio le k e le abbreviazioni.
    E recentemente stavo mettendo le mani addosso ad uno perché sosteneva che “approposito” ed “apposto” (non come pp di apporre) sono Italiano visto che il correttore ortografico di Word non li segna in rosso! Se è per questo quel correttore come unico cognome a cui mette la maiuscola di default conosce mister B…
    Passi per la pubblicità di un noto pneumatico che dice “il” ed “i” e non “lo” e “gli”…ma come dice Mughini? Aborro…

    PS) mia moglie, insegnante, riporta con amarezza decine di temi d’italiano, pieni zeppi di k, di x al posto del “per” e varie castronerie. Scritti come li scriverebbero su fb.

  2. Collegando questo post con quello relativo al deus ex machina vorrei parlare pure dei termini latini usati o a sproposito o in modo completamente errato. Trovo terribilmente irritante sentire pronunciati i termini della lingua dei nostri avi alla modalità dei figli di Albione, cosi ad esempio i media sono “midia”, junior diventa “giunior” (ma nessuno dice Giuventus parlando della squadra di calcio). Per non citare il fatto che se parlando al plurale dici “i curricula” cogli uno sguardo o di pietà o di terrore; mi sono stati consegnati oggetti “brevi mano” (forse era una mano piccola?). Sono invece rimasta stupita ieri mentre mi registravo sul sito People di Poste Italiane per accedere ai servizi via internet del mio comune: alla domanda del tipo di accertamento scelto per le mie credenziali il menù a tendina mi ha proposto “de visu”: quanti capiranno??

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