Condividi se sei indignato

Devo confessare un grande imbarazzo. Sono mesi, forse anni, che ho in canna questo post e non trovo mai il coraggio di scriverlo. Perché mi conosco, perché sicuramente esagererò e qualcuno dei miei venti lettori potrebbe aversene a male… Che poi non è che voglio fare nomi e cognomi, ma Facebook è quello che è, e ci vuole poco a farsi due conti.

L’argomento è sempre quello, le bufale ignobili che girano su Internet (in realtà, solo su Facebook, perché l’Internet extra-Facebook – a parte forse Giallozafferano – rimane un mondo ancora in buona parte sconosciuto ai più, infestato, come è noto, da pedofili, zingari, buonisti, radical-chic e stupratori di gatti).

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Unendliche Traurigkeit

Al corso di tedesco che sto frequentando in Germania, la mattinata di lunedì scorso è stata interamente dedicata alla discussione dell’esito delle elezioni regionali (in Germania i Länder sono ben più che regioni, ma vabbè).
Il nostro professore – un tipo di una cinquantina d’anni che, se fosse vissuto settant’anni fa, avrebbe con tutta probabilità fatto un altro lavoro per cui era richiesto un impermeabile nero – era piuttosto impressionato dai risultati delle urne e ripeteva continuamente che quelle elezioni potevano significare un “cambiamento storico per la Germania e per l’Europa”.

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Il mondo è bello perché è vario

Sono in Germania da qualche settimana e sto frequentando un ambiente fin troppo internazionale. Ieri sera, in una soirée etnico-socio-alimentare, insieme a tante altre cose (un po’) più leggere c’è stato il seguente scambio di punti di vista.

Dottoranda egiziana, molto intelligente, molto pasionaria, giusto una punta retorica: “The few men, who were there [in Piazza Tahrir, n.d.r.] and could possibly be the leader of something good, have been immediately afterwards arrested and left to die… slowly… in prison“.

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Spotlight

I cowboy
I cowboy

L’altro giorno ho visto “Il Caso Spotlight”. L’ho visto in tedesco e, ammesso che ci abbia capito qualcosa, mi è anche piaciuto. Il film è (in breve) la storia di un’indagine giornalistica dei primi anni 2000 che, a partire da qualche caso di preti cattolici pedofili rapidamente sgonfiatosi nelle cronache, scoperchia abusi sistematici e insabbiamenti altrettanto sistematici. Il film è un film “di genere” quant’altri mai e volutamente tralascia ogni punto di vista alternativo a quello dei giornalisti che indagano e i pochi dubbi che solleva riguardano più il mestiere del giornalista in sé che quello del raccontare storie.

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