Letture per ragazzi

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So bene che dovrei averne ben altre, ma tra le preoccupazioni della paternità ce n’è una di cui mi va un  po’ di parlare qui: mi piacerebbe che mia figlia leggesse tanto e possibilmente più di quello che leggo io. Per ora non riesce a dirigere la sua pur biblica avidità oltre il biberon e le famigerate apine della Chicco, ma alle cose importanti è bene pensarci per tempo.

E’ naturale che non si tratta di imporre nulla a nessuno – Il Profeta di Gibran l’abbiamo letto tutti, pure troppo e purtroppo – e quindi lungi da me ammollare i mattoni che mi leggo io a mia figlia, come provo a fare con Daniela (poveraccia). Però, una lettrice avida e di buone letture per casa mi farebbe molto piacere (oltre che molto comodo) e mi renderebbe ulteriormente orgoglioso. read more

Di bruciare di navi

Anche se passato subito in cavalleria a causa dello scarso senso dell’umorismo di alcuni islamici mangiaranocchie, il fattaccio di queste vacanze di Natale era stato l’incendio-quasi-naufragio della Norman Atlantic con susseguente fortunosa evacuazione avio-trasportata.

Avendo preso quasi più traghetti che aerei nella mia vita, vorrei dare i miei due centesimi sulla faccenda del trasporto marittimo, non fosse altro perché nel lontano 1995 un traghetto su cui ero imbarcato prese fuoco, fortunatamente non lontano dal porto del Pireo in una bella giornata di sole agostano. read more

Qui n’est pas Charlie

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Tempo fa, reduce da un viaggio a Istanbul, avevo scritto questo post e un passaggio di quel post mi è tornato più volte in testa tra ieri e oggi. Sull’onda dei fatti di Francia. Scrivevo:

Veniamo al burqa. Chi gira col burqa, tendenzialmente si accompagna con altre persone che indossano un burqa uguale o una variazione sul tema. Gruppi misti non ce ne sono, ma in una società laica, in cui quello dell’abbigliamento estremo è uno dei modi di (far) vivere la religione, incontri in situazioni sociali fra tipe vestite e truccate da mignotte e coetanee col burqa che paiono mascherate da Cattivik ci devono essere. Cosa fanno e cosa pensano le une delle altre in queste situazioni, considerato che, diversamente da quello che accade qui in Occidente, ambedue sono “normali” in quel contesto? Io penso che se riuscissimo ad avere (e a capire) la risposta a questa domanda avremmo fatto un passo in avanti fondamentale verso l’integrazione culturale. read more

Siamo tutti un po’ vigili

Forse non è il giorno più adatto per parlare dei vigili di Roma, visto quello che è successo a Parigi e che davvero toglie il fiato, ma quello che dirò nel post ce l’avevo in testa da un bel po’ di tempo e quindi vorrei cogliere l’attimo, per quanto possa non essere il più appropriato.

Sebbene non ami particolarmente la categoria dei vigili, con tutto il relativo portato di autovelox e divise, stavolta non so da che parte stare. Certo, per essere un dipendente privato che non è mai stato in malattia in vita sua (tranne che per la convalescenza dopo l’incidente nel deserto), il (presunto) 83% di vigili in malattia la notte di Capodanno, mi fa fare tanti pensieri, cattivi quanto facili. Però, poi mi leggo una versione del vigile (leggetela, è piuttosto interessante) e mi viene da spingere la riflessione un po’ più in là. read more