A Mario, stacce. Stamoce tutti.

Profetico, a meno di una vocale
Profetico, a meno di una vocale

A me da che mondo è mondo, i Mondiali di calcio cominciano ad interessare dalla fase ad eliminazione diretta, cosa che di per sé non va molto d’accordo con il tifare per l’Italia. Non che tifi contro, cosa che pure ho fatto in passato, ma vedere una Roma deserta (turisti a parte) per una partita col Costarica è qualcosa su cui varrebbe la pena interrogarsi. Tanto più se poi quella partita la si perde pure.

Tutte le (poche) volte che ho visto giocare l’Italia, cosa che mi è particolarmente invisa a causa della ormai proverbiale cialtroneria con cui la RAI gestisce tali eventi, ho visto una squadra lenta, triste, spaesata e infarcita di gente che non sapresti nemmeno bene indicare con che squadra giochino (tipo Darmian, tipo Thiago Motta). Molto, certo, è ignoranza mia, ma mi sembra evidente che i fenomeni siano altri e altrove, perché quelli almeno li conosco. Probabilmente se non ci fossero certe telecronache e certi cronisti ce ne renderemmo conto con più facilità. L’impressione è che, avendo vinto gli ultimi due mondiali (1982 e 2006) con partenze sciatte e un certo pressappochismo in termini di gioco, ogni volta che c’è un mondiale, si parta di retorica “a prescindere”, scommettendo su una successione di botte di culo fino a che la squadra “non ingrana”.

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The Edirne Effect

Edirne, se non lo sapete, è una città della Turchia Europea. In passato, si è chiamata per lungo tempo Adrianopoli ed è famosa, nel mio contorto immaginario, per essere la città in cui si è combattuto più volte nel corso della storia. Una delle tante, la più famosa, nel 378 d.C. i Goti, guidati da Fritigerno, sconfissero i “Romani” (virgolette d’obbligo) e lasciarono sul campo – incredibile dictu – anche il cadavere dell’Imperatore Valente. Fu l’inizio della fine.

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Beati i costruttori di case

Con molto timore reverenziale, domenica mi sono avventurato nella costruzione ab nihilo di una casetta di legno Obi (modello Napoli, 3×2 metri) incautamente acquistata dai miei suoceri. Dopo i trionfi Ikea degli ultimi tempi (vero, Linda?), da un lato era l’ovvio passo successivo, dall’altro era terra decisamente incognita.

Gran parte della circospezione nasceva proprio dalla differenza principale fra i kit Ikea e quello in questione: non c’erano delle istruzioni degne di questo nome. C’era solo un opuscoletto con delle “linee guida generali valide per tutte le casette di legno“, il disegno tecnico in proiezione ortogonale della casa già montata e la lista dei materiali con una descrizione sommaria e discutibilmente tradotta dei singoli elementi. Non c’erano numeri, solo misure, ma soprattutto non c’era la minima indicazione di dove bisognasse bucare-avvitare-inchiodare.

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Salvini, l’eurobecero

GOVERNO: SALVINI, LEGA RESPONSABILE MA SAREMO MENO EDUCATI
Felpe georeferenziate, dovesse perdersi

Visto che non mi va di infierire su Grillo e grillini (ci pensano benissimo da soli), vi dico una cosa della Lega. Una cosa che, in ubriacatura renziana, non mi sembra che sia stata abbastanza messa in evidenza, ma che a me ha colpito molto.

La Lega di Salvini si sta riciclando da (grande) partito localista, secessionista (mah) e indipendentista (mah^2) a partito di destra europea. Becero uguale, ma in altro campionato di becerume.

Non si parla più di macro-regione,