Curiosity

EvolutionofRovers

Convivi con la tecnologia tutto il giorno, ma ci sono certe volte che ti fermi a riflettere su che cosa hai appena fatto e sei travolto da un lato dalla disarmante semplicità del tutto, dall’altro dalla quasi-onnipotenza che la tecnologia a basso costo fornisce alle humanities o più banalmente alle persone curiose.

L’ultima folgorazione l’ho avuta poco fa. Da tempo uso un servizio che si chiama Pocket che fa salvare gli articoli trovati in rete per leggerli in un secondo momento. Oggi stavo sul cesso (momento di estremo e duro realismo del blog), leggendo questo articolo su True Detective. (Qui si potrebbe aprire un inciso sul fatto che sempre la tecnologia ti permette di vederti una trasmissione televisiva americana in tempo reale, ma vabbè.) Pare che il creatore della serie, Nick Pizzolatto, si sia ispirato per il personaggio di Cohle ai racconti horror-nichilisti di un tal Thomas Ligotti… Mai sentito. Chi cazzo è questo Thomas Ligotti? Allora Wikipedia per capire un po’ e avanti nell’articolo per scoprire che mi piace e mi interessa. Chiudo l’articolo e apro il torrent sullo smartphone e cerco roba di Thomas Ligotti. Trovo il suo saggio The Conspiracy against the Human Race  e lo scarico immediatamente. Il tempo di finire l’articolo è il download è completato. Mi spedisco il file al Kindle con il mail-to-kindle.

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Schegge di palestra /1

exercise

Sono tutt’altro che un atleta, chi mi conosce lo sa, ma negli ultimi 25 anni ho frequentato, con lunghe pause, diverse palestre, anche con discreto beneficio di salute e di autostima.

L’umanità che si incontra in palestra è estremamente affascinante ed ho sempre desiderato scriverne. Fino a qualche tempo fa, tuttavia, sarei stato nei loro confronti un po’ troppo cattivo e rancoroso e quindi ho evitato. Io, come sapete, mi sono sempre ritenuto un uomo “di pensiero” e non nascondo che “dovermi” inserire in un contesto sociale in cui quello che pensi e come lo pensi non fa la differenza mi ha sempre disturbato parecchio. In altre parole, non essere fra i “migliori” e non poterlo essere perché “nativamente inadatto” a quel dato contesto competitivo, mi rendeva inviso il luogo e, per estensione, i suoi frequentatori. Di qui il rancore, o quanto meno la poca serenità.

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NFC tags, più ombre che luci

NFC

Venti giorni fa mi sono arrivati 5 NFC tags presi da Amazon. Le aspettative, come vedete dalla foto, erano alte e la tensione, giustamente, si tagliava con il coltello.

E’ quindi con una certa trepidazione che mi accingo a raccontare la mia esperienza con i diabolici dischetti dopo qualche tempo di prova su strada.

Cosa sono. Per i meno tecno-scafati (tech-savvy).

Sono dei badge, due a ciondolo e tre adesivi, in cui è “annegata” una spira: in presenza di un opportuno campo elettromagnetico generato dallo smartphone (NFC, Near-Field Communication), nella spira circola corrente che attiva un trasmettitore che impartisce un comando al telefono stesso. Sono quindi oggetti passivi, privi di alimentazione autonoma, che funzionano solo quando sono nelle immediate vicinanze di un telefono “disponibile”. (Qui e qui per saperne di più)

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