Il lettore giocoliere

Sia sabato scorso a pranzo con Jedan, sia domenica davanti a un bell’aperitivo al bar dell’Auditorium con L., mi è capitato di raccontare il modo in cui affronto la lettura in questo periodo.

Poi oggi, B. posta questa cosa su Facebook

e ho deciso che l’idea è matura ed è il caso di scriverne anche qui (tra l’altro oggi ne parla anche Mantellini).

Io sono sempre stato fin dall’adolescenza uno sdraiatore di libri. Ne prendevo in mano uno e, laddove non fosse insostenibilmente pesante, non lo poggiavo prima di averlo finito. Consapevole dei miei diritti di lettore sanciti da Pennac (*), non è che mi formalizzassi più di tanto a lasciarne qualcuno a metà. Però noncapitava molto spesso: sceglievo il libro con cura e tendenzialmente lo finivo senza troppi problemi. Era il tempo dei romanzi, dei libri “di genere”, degli autori scoperti, amati e letti in serie.

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La cucina di Dexter

Una Roma (sia la città, sia la Maggica) un po’ grigia, una domenica inutile, un’amica a Roma. Andiamo al MAXXI, che quando aveva aperto io ero in piena Balkan Experience e non avevo potuto seguire i miei amici nel pellegrinaggio obbligatorio che si fa quando-apre-qualcosa-a-Roma.

Va bene il recupero delle caserme e delle aree dismesse, il riciclaggio degli spazi urbani, ma il posto dove sta, secondo me, è proprio un po’ sfigato. Quasi in continuità, oltre che contiguità , con quelle due tristissime chiese a bordo strada all’inizio di Via Guido Reni… Riuscite ad immaginare qualcosa di più triste di una chiesa lungo una via, affogata nei palazzi? Beh, un attimo oltre, più o meno ugualmente affogato, c’è il MAXXI di Zaha Hadid.

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Sabato 28 Gennaio 2012 – Fresh, isn’t it?

E così, con relativamente poca programmazione, sabato ce ne siamo andati in moto Jedan ed io.

Bnb ha la moto in panne dal 1978 e, nonostante abbiano anche provato a rubargliela per farlo uscire dal torpore motociclistico, i segnali di recupero sono tutt’altro che evidenti.

Appuntamento alle 9 a Colle Tasso, cielo velato quel tanto che basta a non far schiodare il termometro dai due gradi. Jedan dice che “dovrebbe girare a scirocco”, quindi siamo a posto.

Tra le frocerie della nuova moto, c’è anche il termometro per la temperatura esterna (anche se il concetto di “esterno” su una moto è un po’ da approfondire…). Pochi chilometri oltre, il termometro ha un comportamento bizzarro: inizia a lampeggiare il fiocco di neve della presenza ghiaccio (anche qui, in moto, se stai congelandoti tu, ci può essere il ghiaccio per strada, facile no?), ma l’indicatore numerico inizia a salire, lento e inesorabile… 5.5, 5.6, 5.7 … fino a raggiungere dalle parti di Magliano dei Marsi un inquietante 59.4, sempre con il fiocco di neve lampeggiante.

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Tinker, tailor, soldier, spy

Avevo letto il libro intorno ai 13 anni. Uno dei primi, passato da mio padre, interessato più a vedermi con un libro in mano purchessia che a farmi respirare il fascino della guerra fredda. Che, lo dico per chi non c’era, quando avevo 13 anni andava ancora a tutta callara.

Erano i tempi in cui non dormivo la notte perché la Rai aveva mandato The Day After e, terrore per l’inverno nucleare a parte, non riuscivo a capire il perché tutti avevano perso i capelli, tranne il “dottore cinese”. Mio padre non se ne perdeva uno di quei libri e per casa ce n’erano milioni. Le Carré, Forsyth, Ludlum, il primo Follett (prima dell’involuzione hollywood-medievalista) e, soprattutto, il primo Clancy (quando era sempre fascio, ma dava meno nell’occhio… Erano davvero altri tempi).

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Semi-agorafobo

Stasera, guardando Vespa col suo plastico navale (piccolino, raffazzonato e soprattutto rivolto dalla parte sbagliata), ho capito una cosa.

Ho capito perché non me la sono sentita (finora) di parlare dei passeggeri della nave. Non per rispetto dei morti, figuriamoci. Ma perché nella mia testa si era creata una specie di equilibrio fra due pensieri contrastanti uno acido e cattivo, inspirato dal diavoletto, e un altro più solidale ed empatico suggerito da quel che rimane dell’angioletto (che, anche se fa una vita di merda, ancora batte un colpo ogni tanto).

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Una mattina alla ASL

Stamattina, in vena di autolesionismo, me ne sono andato alla ASL di zona perché non ho mai posseduto la Tessera Sanitaria. Anzi, fino a un paio di mesi fa non sapevo nemmeno che esistesse. Sapevo che esistevano creature mitologiche chiamate “medici di base” e pensavo di averne uno in virtù del fatto di essere cittadino italiano e invece no. Cioè, ne avevo sicuramente uno dai tempi del Pentapartito, quello di mia madre, e pensavo che fino a nuovo ordine mi fosse rimasto fedele.

In realtà, oggi ho scoperto che non era così, visto che, essendo stato ufficialmente residente a Ivrea per un paio di giorni nel 2003 (*), l’aver cambiato regione mi aveva ridato una certa verginità e quindi sono rimasto senza per circa otto anni. Non ho avuto occasione di accorgermene, quindi bene così.

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