Elogio della ruspa

Ieri sera, con un occhio sì e un occhio no, ho visto un po’ della nuova trasmissione de La7 che si chiama “Gli intoccabili”. Non sono stato abbastanza attento da farmi un’idea sulla trasmissione nel suo complesso, ma c’era un servizio in cui facevano vedere i beni sequestrati ai condannati per ‘ndrangheta nei paesini della Calabria.

Se uno mi chiedesse: “Come ti immagini i beni sequestrati alla più potente (pare) organizzazione criminale d’Italia e forse del mondo?” Boh, non lo so, però non così…

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Fiorello, no grazie

Due lunedi fa ho visto quasi tutto lo spettacolo di Fiorello, che si chiama #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend, con tanto di cancelletto a scimmiottare un hashtag. Un hashtag che – bisogna dire – sarebbe lungo quasi quanto un tweet, ma tant’è… Evidentemente non c’è molto di altro da dire.

Ho riso? Sì, lo ammetto. Non a crepapelle, ma quello non lo faccio mai. Come già con VivaRadiodue, Fiorello e chi gli scrive i testi oggettivamente sono bravi e ci sanno fare, le battute ci sono e, appunto, si ride.

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Europa, fine 2011

Scene mute

Come sapete non ho grossa stima del nostro ceto politico, anche se solo i ciechi possono ignorare le differenze abissali di preparazione fra quelli deqquà e quelli dellà e che, anche fra quelli dellà, si può distinguere fra chi fa il becero e chi è becero, tertium non datur… E attenzione che non parlo “in media”, ma proprio in senso assoluto… Uno a uno…

Eppure, oggi voglio spezzare una lancia (o un’arancia, fate voi) per il ceto politico italiano d’ogni colore e formazione… Finanche per i leghisti, pensate un po’…

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Flow-enstein

Io per una lunga parte della mia vita sono stato un giocatore di videogames piuttosto accanito. E ogni tanto, mi ripiglia pure… L’ultima volta, complici le costole rotte, con questo, che secondo me è un capolavoro.

Mi ha fatto quindi piacere trovare – lavorando! – questi due grafici, che sebbene in altro contesto rendono icasticamente il perché alcuni giochi “funzionano” e altri no (prendendo tra l’altro ad esempio un grande classico a cui io sono molto affezionato). Io l’avevo sempre pensato, ma non mi sarebbe mai venuto in mente di farci un grafico.

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Licenza di licenziare

E’ quasi ufficiale che fra le prime azioni di questo governo Monti ci sarà la riforma dell’articolo 18. Tutti lo dicono, tutti o se ne dolgono o dicono “Era ora!“.

Hanno ragione tutti e due. Da un lato è un riconoscimento definitivo che i tempi delle vacche grasse sono finiti e che i diritti conquistati (e anche un po’ abusati) negli ultimi 40 anni sono ormai di difficile applicazione nel mondo di oggi. Il mondo del lavoro è regredito a velocità maggiore di quanto è regredito il benessere e la situazione economica generale e nella zona grigia fra queste due velocità, qualcuno – imprenditorialmente incapace, almeno in senso classico – si è anche arricchito. Quindi, a me rode che tolgano diritti in generale e l’articolo 18 in particolare. Sicuramente, una parte cospicua del benessere diffuso che ci rendeva proteggibili fino a qualche anno fa è finito nelle tasche dei cinesi, se pensiamo globalmente, e degli evasori, se guardiamo in casa nostra. E’ una sconfitta, anche molto amara, ma non ammetterla sarebbe come continuare a giocare da soli in uno stadio buio, quando pubblico, avversari e anche una parte della tua squadra se ne sono andati da tempo “sotto la doccia”.

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