Archivio mensile:settembre 2011

Gli streaker

Il punto non è se si debbano cacciare il Radicali dal Gruppo PD della Camera (e del Senato, ovviamente) dopo la sceneggiata di martedì con l’astensione sulla sfiducia al Ministro Romano (*).  Il punto è per quale motivo stavano lì, per quale motivo non sono “alleati con” il PD ma sono proprio “dentro” il PD.

Se c’è una cosa che in questi (tanti) anni abbiamo capito bene (io, le pietre, le fermate degli autobus e milioni di altri soggetti dotati di funzioni cerebrali di base) è che per i Radicali le loro battaglie – talvolta giuste e condivisibili, ma sempre inesorabilmente fuori tempo, fuori luogo e fuori contesto – sono più importanti di qualsiasi altra cosa. Come certe frange extra-parlamentari, sono innamorati del loro ruolo dannunziano e cercano con avidità la “bella morte” (politica), meglio se in diretta TV.

Ricordate quando pur di far parlare di sé facevano bestemmiare la gente in radio? O di quando Pannella combatteva le sue meta-battaglie per la visibilità e lo spazio in TV dedicato ai Radicali, che non era mai sufficiente? O, impagabili, quando pretesero di dimostrare che si poteva essere berlusconiani e “di sinistra”?

Io mi sono stufato da tempo dei duri e puri, di quelli refrattari ad ogni compromesso, di quelli che qualsiasi cosa fai e pensi sono migliori e più cazzuti di te. Mi ha stufato Grillo, mi stufano certe tirate di Vendola, certi borborigmi di Di Pietro, certe artrosi sindacali… Ma qui siamo oltre. Loro si sono astenuti in quel modo solo e soltanto perché quel giorno in parlamento c’erano le TV e c’era possibilità di farsi vedere e dire qualcosa che oggettivamente non c’entrava un cazzo con quello di cui si discuteva. Non so a voi, ma me mi hanno ricordato i mignottoni assoldati dalla PETA per far vedere le tette nel nome della salvaguardia di qualche specie in pericolo; o, meglio ancora, visto che almeno ai mignottoni li pagano mentre loro queste mosse le fanno gratis, assomigliano agli streaker, quelli che attraversano i campi di calcio nudi, magari con qualche messaggio “importantissimo” scritto a pennarello sulla pancia.

streaker 20nanned Gli streaker

Streaker roscio e con fior di pedalino

Comunque, visto che io il PD l’ho votato e vorrei rivotarlo, cacciateli. Not in my name, please.

PS: poi Di Pietro dichiara che

[i Radicali] portano avanti battaglie libertarie per cui si può fare tutto e di più: si può fumare spinelli, inveire con il Padreterno, abolire le carceri. Un modo di vivere per me inconcepibile in una democrazia occidentale.

e ho come l’impressione che per il PD sia proprio impossibile trovare compagni di viaggio di cui non vergognarsi.

 


(*) Sceneggiata con cartelli, ovviamente, perché ormai andare in Parlamento senza cartelli è come uscire di casa in ciavatte e bigodini.

Cloud storage

Tempo fa avevamo parlato di I-cloud il servizio di Apple per conservare in un server centralizzato la propria collezione musicale in modo da averla sempre disponibile, in streaming, su tutti i dispositivi dotati di connessione. Eravamo abbastanza scettici al riguardo, non tanto per l’idea in sé, ma per il fatto che almeno qui dove il sì suona una connessione wi-fi è tutt’altro che facile da trovare (tranne in casa propria) e il GRPS e simili hanno ancora prezzi significativi (e lasciamo perdere quando andiamo all’estero): lo streaming senza patemi è ancora abbastanza lontano… Ma non di sola musica vive la cloud.

DSC05240 Cloud storage

Cielo a pecorelle

Infatti, avere un posto in rete in cui tenere alcuni file, magari non per accedervi con la frequenza e la mobilità con cui si accede al proprio archivio musicale, può essere una cosa utile, specie se si è tranquilli dal punto di vista della connessione. L’obiettivo di minimo è quello di non usare (quasi) più le chiavette USB, ma come vedremo si possono fare anche altre cose. I provider che offrono questo servizio sono abbastanza numerosi e prevedono tutti una opzione gratuita limitata nelle possibilità e/o nello spazio di storage e diversi piani a pagamento che sbloccano l’una o l’altra feature. I quattro (più uno) di cui parlerò sono quelli che utilizzo e la lista non è e non vuole essere esaustiva (qui ce ne sono di più, per esempio).

Prima di vedere i servizi, però, bisogna spendere una parola su un difetto che è comune a tutti. La connessione ADSL è asimmetrica e per la maggior parte dei contratti internet la banda disponibile in upload è sensibilmente minore di quella disponibile per il download: quindi, attenzione… Caricare gigabyte di roba su questi storage remoti può essere un processo molto lento (i.e. un Giga > una notte). Inoltre, anche per attività principalmente di download e leggére, come navigare, comportano un tot di traffico in upload, quindi, specie quando i client lavorano in background, bisogna stare a attenti a non saturare la banda in upload, altrimenti si inchioda tutto. Discorsi di banda a parte, infine, possono esserci dei limiti non visibili a prima vista che si scoprono usandoli: tipo un limite sulla massima dimensione del singolo file che si può uploadare o sul numero massimo di file che si possono mettere in una cartella.

Dropbox (www.dropbox.com)

dropbox Cloud storageStorage (free): 2 GB + referral

Pagando: più spazio, stessi servizi.

Client: via browser, client Windows, Mac, Android, I-OS, Blackberry

Back-up: molto semplice. I client una volta installati creano una cartella nel proprio file system: tutto quello che si mette in quella cartella è automaticamente sincronizzato con la cartella web corrispondente e con tutti gli altri dispositivi su cui è installato il client. In altre parole, è perfettamente integrato con il file system e trasparente.

Sync: molto semplice. Visto che Dropbox crea di fatto una cartella su tutti i dispositivi, il sync è implicito nel back-up e quella cartella è sempre aggiornata all’ultima versione ovunque ci sia una connessione e Dropbox installato.

Share: Si può condividere un link ad una cartella web su Dropbox tramite un link “segreto”(*) o condividerla in maniera permanente, con tanto di back-up e sync, con un altro utente, che però deve essere anche lui utente di Dropbox.

Refer-a-friend: Sì. Esiste un programma di passaparola retribuito per cui chiunque vada su Dropbox a registrarsi mediante un link personalizzato, sia lui, sia chi ha condiviso quel link vengono ricompensati con in GB in più oltre i 2 di partenza (fino a 8).

Reviewer’s tilt. Il solo limite di Dropbox è la capacità. Io sono fermo a 2GB, ma ciononostante è il servizio dei quattro che preferisco usare di più ed è anche uno dei pochi (insieme a Minus) che copre i tre sistemi operativi che uso (BB, Win e Android). Certo se non fanno più condividere tramite link, mi piace in po’ meno.

Voto: 7,5

(*) Questo in passato l’ho fatto senza problemi, ora non riesco più a rifarlo… Non so se l’hanno tolto o se mi sono rincoglionito del tutto.

SpiderOak (www.spideroak.com)

spideroak Cloud storageStorage (free): 2GB + referral (fino a 5GB)

Pagando: più spazio, stessi servizi.

Client: via browser, client Windows, Mac, Android, I-OS

Back-up: semplice. Il client funziona un po’ diversamente da quello di dropbox, perché permette di scegliere su quali cartelle eseguire il back-up dall’intero albero delle cartelle del proprio pc. Le cartelle che si scelgono saranno replicate in rete e accessibili, mediante download dagli altri dispositivi.

Sync: semplice. Fra le cartelle back-uppate, se ne possono scegliere alcune e dire al client che vogliamo che quelle cartelle siano sincronizzate (quindi replicate e aggiornate in background) su tutti gli altri dispositivi.

Share: un po’ meno semplice, ma possibile. Ancora fra le cartelle back-uppate, se ne può scegliere una e, tramite un wizard un po’ bizantino sul client, ottenere per essa un link che a quel punto è accessibile anche da non utenti Spideroak.

Refer-a-friend: sì. Fino a 5 GB. Il link personalizzato funziona un po’ a ciavattate, ma se si scrive all’assistenza sono molto gentili e provvedono.

Reviewer’s tilt. E’ il primo che ho usato con criterio e quello che conosco meglio. Fa tutto quello che mi serve, ma non c’è il client per il blackberry, i client sono un po’ bacati (ma l’assistenza è gentile e rapida) e ho l’impressione che sia (ancora) un po’ più lento degli altri a caricare i file.

Voto: 6,5

Zovo (www.zovo.co)

zovo Cloud storageStorage (free): illimitato (solo con referral)

Pagando: molti servizi fra cui sync e share. Che io sappia, l’opzione di back-up illimitato free, era solo per chi si era registrato sulla mailing list prima che il servzio fosse attivo. Forse vale ancora come referral. Qui il link, ma non garantisco.

Client: via browser, client Windows, Mac, I-OS

Back-up: semplice. Il client funziona come quello di SpiderOak, si scelgono le cartelle e lui esegue il back-up in background. La banda, però, è limitata nei due versi e soprattutto, il client non riesce a superare alcuni firewall, tipo quello del mio ufficio.

Sync: no. Dovete caccià li sorda.

Share: no. Vedi sopra.

Refer-a-friend: fino a qualche tempo fa, sì. Ora non so. Provate.

Reviewer’s tilt. Boh! Lo storage illimitato ha un suo indubbio fascino, ma praticamente il prodotto finisce là.

Voto 6. Almeno fino a quando non sarà disponibile l’app per Android.

Minus (www.minus.com)

minus Cloud storageStorage (free): 10GB + referral

Pagando: molti servizi fra cui sync e share. Che io sappia, l’opzione di back-up illimitato free, era solo per chi si era registrato sulla mailing list prima che il servzio fosse attivo. Forse vale ancora come referral. Qui il link, ma non garantisco.

Client: via browser, client Windows, Mac, I-OS, Android, Linux

Back-up: semplice. Il client funziona come quello di SpiderOak, si scelgono le cartelle e lui esegue il back-up in background. La banda, però, è limitata nei due versi e soprattutto, il client non riesce a superare alcuni firewall, tipo quello del mio ufficio.

Sync: no. Ma lo conosco ancora poco.

Share: sì. Sia le cartelle, sia i singoli file. (Wow)

Refer-a-friend: un GB a te e uno all’amico che porti. E funziona p-e-r-f-e-t-t-a-m-e-n-t-e: vai lì da un referral e ti trovi subito 11GB invece che 10.

Reviewer’s tilt. E’ l’ultimo che ho scoperto ed è quello che mi piace di più. Mi sembra molto semplice, dà 10+ GB di storage gratuitamente, permette la condivisione facile e senza bizantinismi inutili. Tra i lati negativi, manca il client per il blackberry, il sync e non sipossono fare cartelle contnenti più di 200 file ciascuna. Ma insomma ci si passa sopra.

Voto: 8

Wuala (www.wuala.com)

wuala Cloud storageCi sarebbe anche Wuala su cui io ho 4GB (mi pare) che mi ha “regalato” la LaCie (di cui Wuala è emanazione) per aver acquistato una chiavetta USB. Non ho ancora capito se è una sola o se è un servizio più professionale degli altri descritti. Lo uso poco, ma sappiate che, anche il piano free prevede solo 1 GB di storage e non c’è il refer-a-friend, ci sono i client per tutti i sistemi operativi (tranne, come al solito, il blackberry)

Storage (free): 1 GB

Conclusioni

Il mio consiglio è di aprire un account su tutti e quatro i servizi recensiti, non solo per i miei referral, ma anche perché i piani gratuiti danno tutti un servizio funzionale e significativo, sia pure ognuno con le sue limitazioni. E poi è gratis. la mia intenzione è quella di differenziarne l’utilizzo, una volta che ne avrò capito meglio le caratteristiche.

Per ora, l’idea è Minus per la musica, SpiderOak per il lavoro e i documenti in generale, Dropbox per il trasferimento file (tipo chiavetta) e Zovo… Beh, Zovo come ammazzatora generale.

UPDATE: c’è anche SugarSync. Validissimo.

Cialtroni e ricatti

Uno. Ma cosa potranno mai avere di altro da dire Tarantini e Lavitola sulle abitudini di B.? Ogni tipo di reato, con l’eccezione – forse – dell’abigeato, ha toccato Berlusconi in questi anni. Reati comuni e reati economici, cause civili e penali, delinquenza in proprio ed istigazione a delinquere. Il tutto con prove, se non ancora penalmente definitive, abbastanza oggettive per ogni persona normalmente dotata di buon senso, o quanto meno non italiana. La guerriglia processuale e la distorsione dei fatti a mezzo stampa sono state armi estremamente più redditizie del mettere a tacere eventuali testimoni (con i soldi, poi… Vedi punto due). Tanto poi le cose si vengono a sapere lo stesso e, comunque, lui non mi sembra uno particolarmente incline alla vergogna. Quindi, perché pagare quei due per difendere la propria reputazione? O forse si è macchiato anche di qualcos’altro, qualcosa di grosso – che ne so, un genocidio – di cui ancora non sappiamo nulla?

Due. L’amico Putin, in Russia, quei due li averebbe già fatti fuori da tempo e adesso se ne starebbe in una dacia in dolce compagnia, digerendone la coratella. Magari coi carciofi.

Vedremo…

Domani Amazon presenterà Kindle Fire, il suo tablet a colori 7”. Ormai se non hai un tablet in catalogo non sei nessuno e quindi, benvenuta pure ad Amazon.

kindle fire Vedremo...

L’oggetto presenta delle scelte strategiche un po’ borderline: i sette pollici, il cornicione (che nun se po’ vede), il sistema operativo Android iper-customizzato, l’app store proprietario e disgiunto dall’Android Market. Quest’ultima, per quanto bizzarra, un po’ si capisce perché il mestiere di Amazon non è quello di costruire cose, ma di vendere contenuti. Comunque, essendo stato scettico sull’oggetto tablet in generale ed essendone diventato poco tempo dopo felice possessore, preferisco non pronunciarmi sul successo o sull’insuccesso di questo new kid in town.

C’è però una cosa che Amazon deve chiarire subito, domani stesso. Se l’oggetto si chiama Kindle DEVE essere in grado di rendere possibile piacevole la lettura prolungata degli e-book, cosa che il Kindle tradizionale fa egregiamente (da anni) e che nessun tablet attuale riesce a fare nemmeno lontanamente per colpa del riflesso, delle ditate e della retroilluminazione. E non è solo una fissa mia, visto che Amazon stessa utilizzava questa sua superiorità in quel campo tempo fa come selling-point principale del Kindle rispetto ad altri oggetti che gli assomigliavano.

Altrimenti, sarà solo un tablet più sfigato degli altri.

Update (28/09/2011): sarà solo un tablet economico e (molto) più sfigato degli altri su cui sarà impossibile leggere. Buona fortuna.

Campagna romana

Approfitto dei 35 anni del Capitano (auguri!) per girarvi una domanda che ho in testa da tempo.

totti vi ho purgato ancora Campagna romana

Come tutti sappiamo, Totti e signora sono da diverso tempo testimonial di un noto carrier telefonico mobile. Gli spot cambiano abbastanza spesso, ma la maggior parte di essi vedono il Capitano impegnato a dare sfoggio della sua romanitas, oltre che della sua ormai proverbiale naivete. Può essere vero che Ilary, con il suo side-job ienesco e l’estrazione Mediaset, faccia in parte da contraltare milanese al marito, ma rimane che sia il personaggio (soprattutto da quando, fortunatamente, è uscito dal giro della Nazionale), sia il tono degli spot insistono pesantemente sul core de Roma e sul suo figlio prediletto.

Ebbene, io da romano e da romanista penso che Totti sia il più grande di tutti e mi fa piacere vederlo imposto a chi, non solo non è romano e romanista, ma addirittura è juventino (o peggio…) Già il romano standard non è particolarmente amato in giro per l’Italia, il romanista ancor meno, e Totti, massima aufhebung di entrambi i concetti, sicuramente non raccoglie i favori delle tifoserie avversarie quando va in trasferta.

Quindi… Va bene l’icona pop, ma perché Totti riesce a “funzionare” come testimonial di un prodotto generalista come un provider telefonico? Perché “funziona” una pubblicità così schierata?