Bullet (points) can kill

Ritorno sul tema già affrontato in passato, visto che durante l’estate, a tempo perso, ho studiato un altro po’.

E’ opinione comune di tutti gli esperti che PowerPoint è utilizzato in maniera impropria e che:

  1. Non deve essere utilizzato come un word processor. Quindi, poco, pochissimo testo (e dio ci liberi dai punti elenco)
  2. Il poco testo che c’è non deve essere letto parola per parola
  3. Il poco testo che c’è non deve essere un aiuto al presentatore, che comunque farebbe bene a ricordarsi le cose di cui sta parlando in altri modi (tipo con foglietti e note). A questo proposito si arriva ad auspicare addirittura un applicativo che permetta di proiettare le slide “fichette” a schermo e di mostrare cue cards (foglietti con i suggerimenti) al presentatore
  4. Poiché è brutto mandare gli spettatori a casa a mani vuote, scrivere un report con uno strumento adatto (tipo Word o, se sono numeri, Excel) e consegnarlo dopo (sempre dopo) la presentazione. Mai, mai, mai stampare e consegnare le slide…

Come già detto nell’altro post, l’utilizzo di slide poco dense ed emozionali, mal si adatta al nostro lavoro (ricerche di mercato > numeri > tabelle > grafici > slide molto dense e ben poco emozionali) e questo, pur apprezzandone l’arricchimento sul piano culturale che ne proviene, rende abbastanza inutili tutte queste letture. Ma c’è un altro aspetto, diciamo, più relazionale che assolutamente relega questi bellissimi accorgimenti nel campo dell’avventuroso e dell’improbabile.

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Finis Terrae (et hominum)

Quando si torna dalle vacanze viene sempre un po’ voglia di emigrare, di farla finita con il solito, di cambiare vita. Certo, magari non proprio aprire un chiosco sulla spiaggia in Costa Rica o un capanno di surf a Maui, come mi disse che di lì a qualche giorno avrebbe fatto una tipa una volta su un treno, ma, davvero, si vede che vita si fa in altri posti e ci si comincia a fare una serie di domande che, alla fine, suonano tutte un po’ tipo “Ma chi me lo fa fare?

Questa voglia di fuga all’inglese, per dirla con il maestro, nasce sicuramente da un malessere globale rispetto a tante cose ed ha quindi motivazioni senza dubbio soggettive e contingenti, ma ci sono anche aspetti che sono oggettivi e che andrebbero analizzati come tali.

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Lanciati a bomba contro l’ingiustizia

8 km/minuto, cioè 480 km/h

(Dal sito di Repubblica, ora)

Implicitamente buoi

Così quello che fino a ieri era “mettere le mani delle tasche degli italiani”, è stato improvvisamente ribattezzato “contributo di solidarietà”. Un rovesciamento lessicale a 180 gradi. Totale, assoluto. E un’ammissione implicita di aver usato per vent’anni un linguaggio tanto demagogico quanto bugiardo.

(Oggi su Piovono rane )

Io credo che la differenza fra noi e loro, fra deqquà e dellà, sia tutta in quella parola che ho sottolineato. Per noi è tutto molto evidente, implicito o esplicito che sia. Perché noi la sappiamo lunga. Ma il problema,  l’unico, vero, solo problema ormai è che ci sono ancora quegli altri in circolazione. Quelli che implicito non sanno neanche che vuole dire.

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Buon Ferragosto!

Prima scena.
Il comprensorio dove ho casa al mare (Baia Verde). Un’oretta fa. Esterno giorno.

Lui, sessantenne un po’ laido: “L’avete chiusa bene la macchina? L’avete levato il libretto di circolazione?
Lei, quarantenne bionda un po’ sfatta: “Perché?
Lui: “Perché aprono le macchine se le rubano poi leggono dove abiti a Roma e ti svuotano casa…
Lei: “Ma chi? Gli immigrati? Siamo rovinati, siamo…
Lui: “Proprio… Se ce stava ancora “l’amico mio” cor cavolo che succedevano ste cose…

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Relazioni relative

Un pastore torna a casa con un pecora al suo fianco, la moglie apre la porta.

Lui dice: “Vedi cara, questa è la vacca con cui mi accoppio quando non sono con te.

Lei: “Ma caro, questa è una pecora!

Lui: “Zitta, non stavo parlando con te.”