Archivio mensile:luglio 2011

No, PowerPoint, no

Tempo fa, per lavoro, mi è stato chiesto di fare una ricerca sui modi che il resto del mondo utilizza per migliorare le presentazioni in PowerPoint. La nostra azienda progetta e realizza ricerche di marketing, pertanto gran parte della reportistica che produce è costituita da presentazioni in PowerPoint contenenti grafici, tabelle e commenti. E’ evidente che per quanto curate nella forma e coordinate negli stili alla lunga sono un po’ stucchevoli: i grafici sono sempre gli stessi, le tabelle si guardano, ma non si leggono e, soprattutto, visto che PowerPoint ce l’hanno tutti nulla è mai veramente originale. Di qui la richiesta.

Innanzitutto, bisogna dire che “in giro” si trova ben poco, come se PowerPoint fosse un qualcosa di “maturo” e non migliorabile, anche se, va detto, nessuno perde un’occasione per parlarne male, facendo prevalere la rassegnazione sull’entusiasmo.

Quello che ho trovato si può dividere in tre macro-categorie:

  1. le “guide” per la creazione e il delivery di una presentazione efficace.
  2. le biblioteche di immagini ed effetti per “movimentare” la presentazione.
  3. le presentazioni vere e proprie che costituiscono per un verso o per l’altro delle pietre miliari del genere.

 Le guide.

In generale, c’è di tutto di più (libri, blog, manuali di autostima, corsi, ecc.), ma nessuno va significativamente oltre i normali consigli di buonsenso (tenere le slide concise, non scrivere piccolo, cercare di avere un capo e una coda, ecc.), oltre a tutto il solito armamentario del “parlare bene in pubblico”. Il problema di tutto questo materiale, a mio avviso, è che, sebbene utile per “farsi un’idea” di cosa vuol dire presentare e affrontare il prossimo, ha come obiettivo principale il “fare bella figura” (belle immagini, frasi a effetto, trucchetti vari, ecc.), non l’essere originali. Leggersi questo materiale, opportunamente de-americanizzato, può essere utile per tutti, ma appunto è una “lettura”, un’azione igienica, per dirla con Maaslow, ma niente di più. Ognuno la dovrebbe far propria e utilizzare filtrandola con la propria sensibilità, ma il beneficio che se ne trae è soltanto quello di non fare errori, non certo quello di arrivare a produrre la killer presentation.

 Le biblioteche.

Si va dagli elementi PowerPoint veri e propri, tipo Presentation Load, alle gallerie di immagini, a oggetti personalizzabili (tipo timbri, cartelli, cose scritte “a mano”, ecc.) sia gratis, sia a pagamento. Utilizzate con buonsenso, sono cose anche carine, ma io credo che mal si adattino al nostro tipo di  presentazioni e, alcune, soprattutto quelle gratuite, sembrano davvero un po’ poverelle e, soprattutto, “antiche” rispetto alla sensibilità estetica recente.

Le presentazioni killer

Alcune sono bellissime, davvero, quasi geniali, ma hanno tutte il limite di essere appunto “presentazioni” che lasciano spazio ad una narrazione orale che veicola il vero messaggio. Inoltre, sono presentazioni a tema, esprimono concetti e cercano di farli capire…

Qui c’è qualche esempio (1, 2, 3, 4, 5) che dimostra che questo tipo di materiali, pur essendo affini al nostro business a livello di argomenti, mi sembra più un sostituto di un documento Word che di un file Excel. Insomma, rispetto alle nostre esigenze, troppe chiacchiere e pochi numeri.

Conclusioni.

a)      L’impressione netta che si ricava dalla ricerca è che PowerPoint ce lo dobbiamo tenere così com’è. E’ uno strumento potente, ma che va utilizzato in modo attento e conservativo, senza strafare e quindi utilizzando il 20% delle cose che può fare… Perché le altre cose, il rimanente 80%, sono unanimemente considerate “brutte”. I veri spazi di miglioramento sono lasciati all’integrazione di contenuti esterni: immagini, citazioni, doodle, ecc. E’ su questi aspetti che bisogna lavorare, ma è difficile imporre ai singoli la “fantasia” nella routine quotidiana.

b)      Tutte le presentazioni killer e, in parte, anche le biblioteche di contenuti non sono auto esplicative e hanno sempre bisogno di una narrazione orale… Questo è il tipo di presentazione per cui si trova materiale e letteratura in giro. Sarebbe già qualcosa, se non fosse che nel nostro caso – tranne forse per le ricerche qualitative – non sono le slide a dover essere a supporto della narrazione, ma la narrazione (quando c’è) a supporto delle slide.

c)       Tranne questo articolo (banalotto), non ho trovato praticamente nulla che aiutasse a gestire le slide di numeri e grafici tipo le nostre.

Proposte

Le slide di dati, grafici e risultati sono, per il nostro tipo di presentazioni, inevitabili e pare, purtroppo, difficilmente migliorabili (ovviamente una volta scelti colori che non fanno a botte, numeri che si leggono bene, ecc.). Si potrebbe pensare di dedicare una parte della presentazione, all’inizio o alla fine, comunque poche slide, a veicolare il messaggio vero della ricerca, al di là dei numeri. Tutto questo si fa già (e ci mancherebbe), ma si potrebbe cominciare a pensare di ispirarsi alle killer presentation per queste parti più discorsive.

Immagini evocative, vignette, citazioni, grafi, mappe neurali, tag cloud… Sono tutti oggetti belli e interessanti da utilizzare, ma la loro forza non è nell’oggetto in sé, ma nella “fantasia”, nella “cultura” e nel potenziale evocativo, possibilmente laterale e sorprendente, del loro utilizzo. Io penso che questo vada stimolato e incoraggiato, ma sta al singolo (avere il tempo di) fare le sue scelte.

Queste navi in bottiglia scivolate via

Ho trovato questa fantastica infografica sugli oggetti estranei rinvenuti all’interno di pazienti (nei quali erano entrati per una parte o per l’altra, volontariamente o involontariamente).

swallowed objects Queste navi in bottiglia scivolate via

Fai click per vederla un po' più grande

(via Daily Infographics)

Brick & mortar al posto del cervello

Dopo una partenza un po’ affrettata, in cui era difficile trovare disponibile qualsiasi libro, Amazon.it è andato a regime e presenta ora un assortimento notevole a prezzi impressionanti (alcuni libri hanno il 30-40% di sconto sul prezzo di copertina). Inoltre, ed è la cosa che mi sconfinfera di più, Amazon.it è in realtà Amazon Europe e di conseguenza si appoggia in modo trasparente agli altri Amazon europei (UK, FR, DE) e di conseguenza ha in catalogo anche libri in altre lingue, sempre a prezzacci. Le spese di spedizioni sono gratuite oltre 19 euro di spesa… Freedom, per dire, mi è costato il 40% in meno. Cosa chiedere di più?

Beh… Che i presunti liberali (di destra e di sinistra) si facciano i cazzi loro.

Infatti, il Senato ha approvato in via definitiva e con voto bi-partisan una legge per limitare gli sconti sui libri al 15% del prezzo di copertina. La legge – primo firmatario Ricardo Franco Levi del PD – calmierando gli sconti, ha come unico scopo, nemmeno tanto mascherato, quello di togliere di mezzo la concorrenza delle librerie on-line e dei reparti librerie degli ipermercati, a tutto vantaggio delle librerie normali (quelle brick & mortar direbbe Anderson).

Ora, la figura del libraio si sta perdendo, le librerie tradizionali sono nient’altro che le catene tipo Feltrinelli, Mondadori (*), ecc., tanto che il 15% imposto è bypassabile fino al 25% “quando gli editori stessi realizzano campagne promozionali sui libri del loro catalogo“. Quando gli editori sono anche librai, è evidente come una mano lavi l’altra.

A me sembra qualcosa di fortemente illiberale, potenzialmente anti-costituzionale e soprattutto molto, molto italiano.

Il mondo va avanti? Noi lo leghiamo alla bell’emmeglio, così non scappa. Qualcuno ha un modello economico più efficiente e più moderno? Facciamo una legge e torniamo TUTTI all’età della pietra.

Speriamo davvero che Amazon monti un casino bestiale e faccia vergognare l’Italia, come è giusto in questi casi, in sede europea. Dopotutto di leggi a cazzo ne hanno approvate e scritte molte e c’è stato quasi sempre qualcuno che glielo ha fatto notare.

A me quello che veramente schifo di questa storia è che non si vuole incoraggiare il mercato del libro, favorendo il libro elettronico (che in Italia è in una situazione ridicola), abbassando ulteriormente l’IVA o promuovendo attivamente la cultura e la lettura, ma si vogliono aiutare i mercanti del libro (e nemmeno tutti). Vaffanculo.

Amazon, comunque, per ora tace…

(*) Di chi era Mondadori? Non ricordo…

Fascio-marketing (a cadavere caldo)

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Via FascinAzione

(Via FascinAzione)

Non pensavo fosse possibile scendere più in basso di “Erba? Roba da conigli!“, ma ci trovo una certa continuità…

PS: per chi non lo ricorda, “Erba? Roba da conigli!” era il brillante slogan antidroga del fascio ai tempi del liceo negli anni ottanta. E già sembrava una cazzata allora, visto che non aspirando alla “bella morte” non avevo alcunché contro i conigli… Pensavo che il copywriter di questo killer-marketing si fosse estinto o fosse passato ad altri incarichi (robetta, eh? Tipo fare il Sindaco di Roma, per dire…) e invece va ancora forte… Chissà se Amy riuscirà ad essere un’icona più longeva dei conigli?