Bad science

Quando frequentavo certi ambienti ambientalisti, che sono frequentabili solo a vent’anni, provavo e manifestavo un certo disagio quando, nei dibattiti e nelle conferenze, si ignoravano concetti di base riconducibili alla fisica, alla chimica e, in generale, al metodo scientifico. Vedere ragazzetti, ma più spesso ragazzette, pontificare sull’energia solare, dicendo “è silicio, è solo sabbia, altro che petrolio“, o ignorare il fatto, banale, che l’energia elettrica per fare andare l’auto elettrica in qualche modo e da qualche parte bisognava produrla, mi rovinava le giornate allora come ora.

L’immagine era quella di falene impazzite (e colorate) che giravano in tondo e sbattevano, totalmente inconsapevoli, ora contro quello, ora contro questo principio della termodinamica.

Questo amarcord per dirvi che una componente importante di tutto quello che non mi piace nel Fatto Quotidiano e, fatalmente, nei moVimentismi di cui quel giornale (?) è vessillifero riluttante è scritta qui. Statece.E

 Vi confesso che sono sempre più a disagio nello scrivere qui dentro. Per via della “compagnia” che si è aggiunta nel tempo:  complottisti dell’11 settembre, antivaccinisti, “esperti” di energia che sbagliano le unità di misura, “esperti” di nanoparticelle nelle merendine, teorici della decrescita, omeopati, teologi assaggiatori di vino che concionano di ogm invece di parlare di Barolo o Barbaresco e così via. Io ci metto settimane o mesi a leggermi la letteratura scientifica originale e a scrivere un articolo, mentre a scrivere una cazzata con un copia e incolla ci si mette mezz’ora. E dopo neanche un giorno il mio pezzo è svanito dalla home page, scivolato via nel mischione generale insieme a tanti altri con cui francamente non voglio essere associato. Non vale la pena fare tanta fatica. Per cui, come si dice solitamente in questi casi, ho deciso di “prendermi una pausa di riflessione”. Che temo sarà lunga.

Don Gallo, uno di noi… Noi chi?

morto don gallo Don Gallo, uno di noi... Noi chi?

Disclaimer: sia chiaro che quanto segue è scritto con il massimo rispetto. Sia per l’uno che per gli altri.

La settimana scorsa se ne è andato Don Gallo da Genova. E mi dispiace, certo, come tutte le volte che se ne vanno dei personaggi “positivi”. Ma, mi dispiace molto in generale, però. Non mi sarei messo a cantare Bella Ciao, a contestare la Chiesa/Curia mainstream, a fare le pulci ad Avvenire, ecc.

Obiettivamente, tutto considerato, non me ne poteva fregare di meno di Don Gallo. E, visto il cordoglio e il disagio generale, mi è sembrato doveroso chiedermi il perché. Perché in fondo, anche messo da parte il mio leggendario cinismo verso tutto ciò che è pop, era pur sempre uno che stava deqquà, almeno nella narrazione che se ne faceva.

Secondo me, il rapporto con la Chiesa si può vivere da sinistra in due modi diversi, la scelta fra i quali dipende dalla storia di ciascuno.

Da un lato, ci sono quelli come me che cambiano marciapiede tutte le volte che sentono parlare di fede, di carità, di tonache, di chiese e di parrocchie: per costoro (per me), la distinzione fra “preti buoni” (à la Don Gallo) e “preti cattivi” (à la cardinale trafficone con l’anello) è una scelta puramente razionale, oggettiva, ma soprattutto subordinata alla voglia che hanno di dedicarsi a riflessioni (e scelte razionali) su mondi alieni e lontani. Io, per dire, mi sono allontanato dalla parrocchia, con annessi e connessi, a 10 anni: i preti sono fuori dalla mia vita da allora e non sento il bisogno di farceli rientrare, per buoni o cattivi che siano.

Dall’altro lato – apprezzabili ma “soli come numeri primi” rispetto a me – ci sono invece tutti quelli che in parrocchia (oratorio, boy-scout, ecc.) ci sono cresciuti passandoci tutta l’adolescenza, e lì hanno maturato la loro coscienza politica di sinistra. Per loro, i preti, le chiese, le messe esistono e fanno ancora parte della loro vita (o lo farebbero se tutti i preti fossero come Don Gallo). Costoro hanno visto e vissuto la distanza fra la Chiesa com’è o come potrebbe/dovrebbe essere, hanno preso delle posizioni (o avrebbero voluto prenderle) e pensano di poterla cambiare dall’interno, conservando intatto il messaggio evangelico.

Mi sembra una distinzione, a parità di durezza e purezza, abbastanza importante di cui si parla poco.

PS: e comunque era una cifra pop con quel sigaro, il cappellaccio e la còccina genovese. E, sempre con rispetto, mi ricordava qualcuno.

0 Don Gallo, uno di noi... Noi chi?

Geoguessr, la nuova droga

geoguessr Geoguessr, la nuova droga

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Ieri ho scoperto GeoGuessr.

E’ un gioco che ti fa sentire una persona intelligente. Soprattutto, se come me pensate che l’intelligenza risieda essenzialmente nell’osservazione e nel “pensiero laterale”, cioè nell’arrivare alla soluzione dei problemi aggirandoli più che risolvendoli.

Il gioco ti propone, una per volta, cinque immagini di Google Street View e tu devi piazzarle sulla mappa del mondo. Detta così, se le immagini sono random, sembra ben difficile e in effetti lo è. Ma, applicando appunto osservazione e pensiero laterale, si possono trovare diversi indizi che anche in presenza di prove inequivocabili, ti permettono di avvicinarti alla soluzione.

Più ti avvicini più punti prendi, la somma dei cinque punteggi fa il punteggio finale.

Quali sono questi indizi… Giusto per farvi capire un po’, ma giocateci (e battete il mio record di 19956). La  lingua in cui sono scritti i cartelli? Spagnolo o portoghese? Giapponese o coreano? Si guida a destra o a sinistra? Ci sono indicazioni stradali? “Primo mondo” o “terzo mondo”? Il mare è a destra o a sinistra? Che tempo fa? Che tipi di macchine ci sono?

Poi una volta trovata la zona del mondo, si può scegliere se usare google per cercare qualcosa (negozio, landmark, ecc.) ed essere più precisi oppure mettere il segnalino a caso nel paese che si è individuato. Alcune volte capitano dei posti dove sei stato (a me sono capitati Le Conquet, Oporto e Lisbona) e lì ti puoi permettere di essere precisissmo.

Tre note irrinunciabili.

Il sistema preferisce alcuni posti: se è Francia è Bretagna (anche se è virtualmente inutile, visto che i cartelli sono scritti in bretone e lo capiresti lo stesso), se si parla portoghese è quasi sempre Brasile, se la foto è sgranata è USA (devono essere i primi Street View).

Tra Australia e Botswana/Sudafrica è quasi impossibile distinguere e si perdono ogni volta un sacco di punti.

Il sistema tende a riproporre ogni tanto le stesse foto… Segno che probabilmente esse sono in numero limitato e quindi il gioco potrebbe esaurirsi presto…

PS: il mondo che ti fa vedere è tendenzialmente piuttosto brutto.

Singolarità

fogel Singolarità

Questo grafichetto mette in relazione la crescita della popolazione mondiale con il passare del tempo evidenziando alcuni spartiacque storici, geografici e tecnologici, tutti a loro modo con un impatto potenziale sulla popolazione.

Sicuramente l’essere tanti (troppi) su questo povero pianeta, non è sinonimo di benessere, ma per arrivarci ad essere troppi bisogna – sia pure con tutti i polli di Trilussa del caso – allungare la vita media, abbattere la mortalità infantile, avere da mangiare e avere voglia di fare figli. Tutte cose che non sono propriamente iatture.

In particolare, il fatto che la svolta ci sia stata in corrispondenza della Seconda Rivoluzione Agricola basterebbe da solo a far ripensare alla futilità della declinazione fricchettona della decrescita felice: il ritorno alla terra, il bio, la civiltà contadina, l’orto del nonno, la zappa, ecc.

Prima di pensare a decrescere e a come farlo, bisognerebbe capire quanto e perché si è cresciuti.
E, anche che decrescere forse si può, ma non “un po’ per volta”, tutti felici e contenti.

Perché, semplicemente, la storia “non funziona” così.

Un francescano, uno bravo

olanda Un francescano, uno bravoOggi sono andato con L. a trovare la mia amica A. che ha partorito nei giorni scorsi.

Lo ha fatto alla Santa Famiglia in Prati, business end di un convento di suore, punta di diamante della sanità convenzionata romana quando si tratta di finalizzare l’esortazione evangelica dell’andare e moltiplicarsi.

Dopo una mezzoretta che stavamo lì a spupazzarci un po’ il pupo e, soprattutto, a litigare con un tiralatte, L. commenta che magari qualcuno potrebbe pure venire ad aiutarla a fare queste cose. E aggiunge: “Pensa che in Olanda, hai per dieci giorni un’ostetrica a tua completa disposizione pagata dallo Stato…” Neanche il tempo di commentare che, a proposito di civiltà, in Olanda ci sono anche gli zoccoli, i mulini a vento, i pattini d’argento, i tulipani, il calcio totale e, soprattutto, il fumo legalizzato, e arriva una tizia (la caposala? quisas…). che solenne punta A. e le dice:

Ti va se viene Don Ludovico per una benedizione?

A.: “

La tipa: “Sì, Don Ludovico, un francescano [tirano una cifra i francescani, ultimamente, n.d.j.], uno bravo. Io però te lo devo chiedere…

A.: “Boh, sì, va bene…” E poi, a noi: “Boh, io non ce credo, ma poi qua pare brutto, e visto che me la sono pure vista brutta, famola…

Si riapre la porta e arriva Don Ludovico, un signore distinto con saio, cordone e paramenti, seguìto da una capellona salmodiante, dalla caposala post-concordataria e un codazzo di ostetriche, infermiere e passanti.

L’ottimo Ludovico, mulinando l’aspersorio à la Beatrix Kiddo, punta dritto su L. che era di mano e stava tenendo in braccio il pupo e le dice qualche frase di circostanza, scambiandola evidentemente per la puerpera. Poi, però, si accorge che la vera madre è in camicia da notte seduta sul letto e con movimento fluido (di nuovo à la Beatrix Kiddo), la raggiunge e le dice due parole a mezza bocca. Il tutto senza smettere di inondare di acqua santa ogni superficie miscredente che gli passasse a tiro (letti, lettini, immagini sacre, tiralatte indemoniati, puerpere, me, ecc. )

Poi, improvviso come è apparso, imbocca la porta e se ne va via, sempre seguito dalla nana-capellona-sempre-sia-lodato e le altre pie donne.

Noi rimaniamo un po’ così… Basiti, umidicci, e decisamente più benedetti di prima… Io mi riprendo per primo da tanta grazia e commento:

Una scena medievale… Ste cose mica ce l’hanno in Olanda… Poveracci.