Giotek experience

E così alla fine sono andato a Firenze da Giotek.
C’è stato un lungo periodo da settembre a gennaio in cui ho seriamente pensato di vendere la Tracer (per comprarmene un’altra, non vi preoccupate).
Il punto era che, benché non si potesse comprare altro perché il mercato continua a non offrire niente di confrontabile, cominciavo ad avvertire dei limiti strutturali che andavano risolti. Valeva la pena spendere una cifra importante dai 600 ai 1000 euro su una moto che si avvicinava ai 15000 kilometri. Non era meglio rimetterci un po’ di soldi, cosa inevitabile nella compravendita, e partire sul pulito con una moto nuova e subito performante?
Ero anche andato alla Yamaha a farmi fare un preventivo verso novembre.
Il tipo mi aveva detto “ma hai fretta? Aspetta il MY 2017, che è pure euro 4, tanto a gennaio ti faccio la stessa quotazione che ti farei adesso

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Di pozzi avvelenati

Oggi sul profilo di un amico ho trovato un grillino più pacato del solito, il quale, benché pacatamente, sembrava molto convinto che i “TG di Stato” raccontino solo bugie e che bisogna leggere altre fonti per avere accesso alla realtà delle cose.

Davanti a tanta pacatezza, ne ho approfittato e, pacatamente, gli ho chiesto quello che segue.

OK, i “TG di Stato” sono deviati perché al soldo della politica tradizionale (semplifico), ma davvero pensi che non siano più che sufficienti per una persona culturalmente normodotata per farsi un’idea della situazione e trarne le dovute e razionali conseguenze?

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Mai coi fascisti

Non ho mai amato Renzi ed ho mal sopportato molte delle sue politiche (ma non tutte). Mi sono sempre sentito (poco) più a sinistra di questo governo, ma non mi sono mai sentito “un governo”. Nel senso che capisco che tra quello che penso io e l’azione di un governo ci possa (e probabilmente ci debba) essere un certo iato.

La politica è un argomento che mi appassiona sempre meno e questo, certe volte, mi sembra un passo indietro. La colpa è sì, sempre der monnoinfame, ma è anche la mia. Per questo, ho dedicato a questo referendum pochi pensieri e poche riflessioni e quasi nessuna ora di studio. Ho deciso comunque con grande serenità e abbastanza presto cosa votare, seguendo quello che – mi rendo sempre più conto – è rimasto l’unico faro del mio (poco) pensare e (ancor meno) agire politico.

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Tre anni e mezzo a spese nostre…

Altissimo sulla scala degli sciacallaggi
Altissimo sulla scala degli sciacallaggi

Oggi c’è stata una scossa di terremoto alle 7e40 di mattina, la più forte da che io mi ricordi… Una cosa grossa, davvero. Fidatevi, anche se non l’ho scritto su Facebook.

La Cittadina Senatrice Enza Blundo (M5S, e come te sbaji?), invece, ha scritto subito il suo pensiero su Facebook… Poco dopo ha modificato il post e l’ha reso un po’ più soft.

(Già qui ci sarebbe da farsi qualche domanda su questo tirare il sasso e nascondere la mano su Facebook di un’esponente di un Movimento che si fonda sulla mistica della Rete. La rete, come tutti sanno, non dimentica e andrebbe usata con attenzione e, ove possibile, collegata al cervello… Ma vabbè… E’ stato già detto in altre occasioni che l’analfabetismo non solo digitale scorre possente in certi ambienti…)

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.italotreno, qualche tempo dopo… 

Anni fa, avevo scritto un post – non male, a rileggerlo adesso – in occasione del mio primo viaggio su Italotreno. Benché non parlassi solo di Italo e il post, come spesso accade, diventava l’occasione per parlare d’altro, era piuttosto evidente che l’esperienza mi era piaciuta parecchio e, al netto degli inevitabili poraccismi all’italiana, l’avrei ripetuta volentieri.

Nell’ultimo mese, per motivi che forse (finalmente) racconterò altrove, ho preso diversi treni Roma-Milano-Roma e, caso ha voluto, che abbia sempre preso il Frecciarossa. Per il viaggio di oggi, però, non so bene perché, ho preso Italotreno e, visto che l’esperienza si sta rivelando drammaticamente diversa dalla precedente, è proprio di questo che voglio parlare.

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Friends and Foes

Friend
Friend

Da un po’ di tempo, su Facebook, ho una nuova amica; è americana, un po’ agée, si chiama Hillary e vuole diventare Presidente degli Stati Uniti.

A me lei piace molto: la trovo una tosta, cazzuta e realista e, soprattutto, capace e preparata per fare quello che vuole fare. Devo anche dire che ora che è più vecchietta, rispetto a quando era “solo” First Lady, ha un po’ perso la fisionomia banalmente americana da avvocatessa battagliera, raggiungendo un nirvana estetico da nonna rassicurante. (Anche se bisogna dire che le foto di lei da giovane con quegli occhialoni da sfigata sono inarrivabili).

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